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Lupino gigante di Vairano: tradizione e segreti

Alla scoperta del lupino gigante di Vairano

Un tempo la pianura di Vairano ospitava una coltura oggi poco nota e quasi del tutto abbandonata: quella del lupino gigante di Vairano. All’epoca nei campi verdeggiavano alte piantine dai fiori candidi, che durante l’estate si trasformavano in lunghi e schiacciati baccelli dorati. Erano questi che, come scrigni, custodivano il lupino gigante ed i suoi segreti. Segreti che solo di recente sono stati svelati grazie a studi scientifici, ma che probabilmente erano ben conosciuti dalle antiche civiltà e dai contadini di Vairano.

Il lupino gigante: diffusione

A Vairano il lupino gigante, detto anche lupinone o lupinaccio, è un prodotto tipico locale. Il nome di questa particolare specie trae origine dalle grandi dimensioni del legume che presenta un diametro non inferiore ad un centimetro e mezzo. Il lupino gigante predilige terreni acidi e limosi. Per tale motivo nei terreni ad origine vulcanica di Vairano trova il suo ambiente ideale. Poco più di 50 anni fa la coltivazione di lupino gigante nella pianura di Vairano era praticata con constante passione e fatica.

Piantagione di lupini

Campo di lupino gigante – Foto dell’Associazione del Lupino gigante di Vairano presidio Slow food

Oggi, invece, la sua coltura sopravvive solo grazie a poche aziende agricole che hanno fatto del lupino gigante un prodotto di nicchia e qualità. Ovviamente, la produzione viene effettuata con strumenti moderni. Per conoscere l’antica tradizione con cui la coltura veniva praticata dobbiamo affidarci ai ricordi dei vecchi contadini.

Il lupino gigante nelle memorie dei contadini di Vairano

Nonno Edoardo e nonna Carmela raccontano che il lupino va seminato tra ottobre e novembre. Ai loro tempi tutto veniva fatto a mano. Dopo aver adeguatamente preparato il terreno, i semi si spargevano a getto e si passava il “mangano” per facilitare l’interramento. Bisognava aspettare il mese di agosto per la raccolta del legume. Infatti, solo allora, le contadine scavavano le piante di lupino una ad una formando dei mazzetti da riporre su di un telo. Questo minuzioso lavoro andava effettuato di notte o al mattino presto quando il grado di umidità impediva ai baccelli di aprirsi e perdere i semi. Il telo su cui si adagiavano i mazzetti di lupino erano ricavati da particolari sacchi che nel dialetto locale erano chiamati “lurdichiegli”. Su di essi, le piante di lupino facevano lunghi bagni di sole, mentre i contadini le battevano energeticamente per liberare i semi dai baccelli.

Uno strumento per la lavorazione del lupino

Rudimentale strumento agricolo chiamato “pelliccio”

Con la “forca (una specie di bastone in legno che termina con due uncini) le piante svuotate venivano allontanate dal telo. I semi rimasti venivano sottoposti a cernita all’interno di uno strumento noto come “pelliccio” e poi selezionati. Solo i semi migliori erano destinati all’alimentazione. I semi scartati erano riposti per essere seminati con lo scopo di fertilizzare il terreno o per l’alimentazione degli animali. Se si voleva utilizzare la piantagione come fertilizzante, in primavera le piante venivano rigirate nel terreno con l’aratro trainato dai buoi. Se i lupini erano destinati all’alimentazione degli animali, invece, le piante venivano falciate e raccolte come foraggio. Dunque, nulla veniva buttato, persino le piante secche svuotate dei semi venivano riposate ed usate come paglia per accendere il forno per la cottura del pane.

I segreti dell’antica diffusione del lupino gigante

Il lupino era particolarmente apprezzato dagli egizi, dai greci e dai romani. Mentre, in epoche meno lontane, esso è stato rilegato ad essere il cibo dei poveri e dei viaggiatori. Tutt’oggi è un prodotto poco diffuso e consumato principalmente come spuntino o aperitivo. Tuttavia, grazie ad alcuni studi condotti sul lupino gigante, questo legume è stato finalmente rivalutato. La scienza, infatti, ha dimostrato che il lupino è un vero e proprio alleato per la salute. In particolare il lupino gigante è ricco di vitamine e minerali ed ha un elevato contenuto proteico, ponendosi come ottima alternativa alla soia nelle diete vegane e vegetariane.

Barattoli del prodotto tipico

Il lupino previene il colesterolo cattivo grazie alla presenza di omega-3, omega-6 e acidi grassi. Esso è ricco di fibre che aiutano il transito intestinale e prevengono il tumore al colon. È un legume facilmente digeribile e privo di glutine: farine e prodotti a base di lupino possono essere una valida proposta per i celiaci. Inoltre, il lupino gigante, è indicato per i diabetici in quanto contiene la conglutina, una proteina che imita gli effetti dell’insulina regolando la glicemia. Accanto alle proprietà terapeutiche vi sono, inoltre, anche benefici estetici. Infatti, l’omega-3 contenuto nei lupini previene i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare. Sono stati così svelati tutti i segreti per il quale questo alimento era così tanto amato dalle civiltà antiche e dagli abitanti di Vairano.

Luisa Masiello

Autore: Luisa Masiello

Laureata in Economia e Management ma da sempre affascinata da ogni forma d’arte: scrittura, poesia e pittura sono il suo passatempo preferito… Il suo sogno nel cassetto? Come ogni desiderio resta celato in attesa di diventare realtà.

Lupino gigante di Vairano: tradizione e segreti ultima modifica: 2017-11-13T18:11:52+00:00 da Luisa Masiello

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