MONUMENTI

L’acquedotto che impressionò l’Europa intera

Acquedotto carolino di notte con i fuochi d'artificio

Percorrendo la statale che attraversa Valle di Maddaloni è impossibile non notare quel ponte costituito da una serie infinita di archi che ricorda un antico acquedotto romano. Si tratta dei Ponti della Valle, una delle tante sezioni del lungo Acquedotto Carolino firmato Vanvitelli. Un’opera tra le più complesse mai realizzate all’epoca, e ancora oggi conserva un fascino semplicemente unico. Ecco la storia e qualche curiosità su questa meraviglia.

La scommessa di Vanvitelli

Siamo nel 1753 e da circa un anno sono iniziati i lavori per la residenza reale dei Borbone. Il progetto voluto da Carlo III si presenta ambizioso come pochi e prevede una serie di opere che, una volta ultimate, faranno dell’intero complesso un qualcosa di unico al mondo. Oltre al palazzo è previsto un immenso giardino decorato con piante di ogni genere, statue e fontane. Tuttavia nelle immediate vicinanze non vi sono falde acquifere per alimentare il parco. Il re chiede quindi a Vanvitelli di trovare un sistema per rifornire sia il parco, ma anche la vicina San Leucio.

Una delle fontane alimentate dall'acquedotto carolino

La Fontana dei tre delfini

Dopo vari rilievi, Vanvitelli individua nelle sorgenti del Fizzo, sul Taburno, il luogo ideale da cui far partire l’acquedotto. Il progetto presenta da subito due grossi problemi: la distanza tra la falda acquifera e Caserta (oltre 30 km) e la presenza di alcuni ostacoli impossibili da aggirare. Dinanzi a queste difficoltà i collaboratori dell’architetto chiedono di rivedere tutto il progetto, e di cercare una fonte più vicina. Vanvitelli però non ci sta, anche perché vincere lo scetticismo degli altri ingegneri significherebbe affermarsi nel panorama europeo. Iniziano così gli scavi, eseguiti con classica pala e piccone, più una buona dose di polvere da sparo. Tra non pochi rallentamenti, l’acquedotto arriva sul monte Longano. Bisogna arrivare ora sul versante est del monte Garzano, ma tra i due c’è una piccola valle. Un bel problema, soprattutto perché gli acquedotti dell’epoca funzionavano senza l’ausilio di pompe. Come fare allora per superare l’ostacolo?

I Ponti della Valle

Sin da subito Vanvitelli capisce che l’unico modo per superare la valle è realizzare un ponte. Ma la distanza è notevole, così come l’altezza: oltre 500 metri di lunghezza, da percorrere a quasi 60 metri dal suolo. Ma da chi prendere spunto? In Europa non esisteva nessuna costruzione di questo genere. L’architetto volge quindi il suo sguardo alla civiltà che ha fatto dell’ingegneria motivo di vanto: i romani. Su modello degli acquedotti costruiti più di mille anni prima, Vanvitelli realizza un ponte dai numeri impressionanti. Tre ordini di arcate poggiate su 44 piloni, il tutto lungo 529 metri, alto ben 55 e con un dislivello di pochi centimetri. Non esisteva nulla di simile all’epoca nel vecchio continente.

Una delle sezioni dell'acquedotto carolino

I Ponti della Valle

L’inaugurazione dell’Acquedotto Carolino

Con il ponte ultimato si inaugura il primo blocco nel 1762. Ad assistere all’evento ci sono centinaia di persone e il re Ferdinando IV. Vengono aperti i rubinetti e si attende con ansia il passaggio dell’acqua, che però tarda ad arrivare. Passano i minuti, le ore, e la gente comincia a mormorare, a parlare di fallimento. Vanvitelli, imbarazzato, inizia a rendersi conto che qualcosa è andato storto. Una conduttura? La pendenza? Dei calcoli errati? Mille domande insomma, ma non fa in tempo a disperarsi che l’acqua arriva. Parte un applauso generale e Ferdinando abbraccia l’architetto ricompensandolo con 1000 ducati.

Panoramica dei Ponti della Valle

Successivamente cominciano i lavori per il secondo blocco. Dal monte Garzano fino a Briano, dove si trovano gli allacciamenti per le fontane. Gli scavi procedono senza intoppi, e nel 1770 viene posata l’ultima pietra. La Reggia, San Leucio, Caserta e i vari paesi limitrofi hanno ora a disposizione acqua fresca corrente. Lungo tutto il suo percorso di oltre 38 km prendono vita piccole fabbriche, mulini e la città inizia a svilupparsi come mai prima d’ora. Tutto questo grazie all’Acquedotto Carolino, un’opera costata 17 anni di lavoro e quasi 700.000 ducati. Sin dalla sua inaugurazione cattura l’attenzione di tutta Europa e proietta Vanvitelli tra i più grandi architetti ed ingegneri dell’epoca. Tutto questo prima ancora dell’inaugurazione ufficiale della Reggia di Caserta.

Curiosità

L’Acquedotto Carolino ha nel suo lungo ponte sicuramente la sezione più significativa. Un’opera che ha dato prova nel tempo di grande resistenza, superando senza problemi ben tre violenti terremoti. Ha inoltre assistito ad uno dei più sanguinosi scontri tra le truppe garibaldine e quelle borboniche. A ricordare l’evento, sul versante del Longano, c’è un ossario per commemorare i soldati caduti. Nel 2016 sono state inoltre inaugurate le luci dei Ponti della Valle, che regalano uno spettacolo unico nelle ore notturne.

L'opera di Vanvitelli di notte

L’acquedotto Carolino illuminato

Gabriele Roberti

Autore: Gabriele Roberti

Affascinato da sempre dal Lato Oscuro della Forza, abbandona in tenera età l’idea di diventare un Sith. Da quel momento ha iniziato a dedicarsi ad altro: gli studi, il lavoro, le ragazze e i tornei a Fifa. Dopo la laurea in lettere ha iniziato a scrivere senza sosta, arrivando a vedersi pubblicato su vari siti e blog come italiani.it.
Sogna un viaggio in estremo oriente, e di provare almeno una volta tutte le cucine del pianeta. In attesa ovviamente di una chiamata da Lord Fener…

L’acquedotto che impressionò l’Europa intera ultima modifica: 2017-05-22T15:42:04+00:00 da Gabriele Roberti

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