PERSONAGGI

Antonello Petrucci, un contadino alla corte del Re

Antonello Petrucci alla corte del re

Chi nasce tondo non muore quadrato: vi è mai capitato di sentire o di usare quest’espressione? È un modo come un altro per dire che le persone, in fondo, non possono cambiare. Volendo estendere questo significato ben oltre i limiti della parafrasi, possiamo asserire che in sostanza gli uomini non possono mutare la loro condizione, e, se nascono poveri, restano tali. Ebbene, esisteva un tempo un uomo di nome Antonello Petrucci, il quale è la prova vivente che non esiste nulla di più falso!

La vita di Antonello Petrucci, dalle stalle alle stelle

La storia di Antonello Petrucci è una storia di speranza, triste, ma al contempo ispiratrice di grandi sentimenti. Antonello nacque nella più assoluta povertà nel villaggio di Scibbi. Era il 1420, e il piccolo Antonello aprì gli occhi per la prima volta in una modesta casa contadina, a circa due km da Teano. Da giovinetto visse nel suo villaggio agreste, ma fu subito notato per il suo grande acume e per le sue capacità. Decisivo fu l’incontro con Giovanni Ammirato, notaio aversano che conobbe il fanciullo in un viaggio di lavoro in quelle terre. Immediatamente il ragazzo manifestò le proprie abilità, e Ammirato lo portò senza esitazione ad Aversa. Petrucci si distinse a quel punto anche negli studi, ottenendo ragguardevoli risultati sin da subito. Giovanni Ammirato era un personaggio piuttosto in vista, amico di Giovanni Olzina, Segretario di Alfonso I.

Ritratto di Lorenzo Valla, mentore di Antonello Petrucci

Ritratto di Lorenzo Valla, mentore di Antonello Petrucci

Temendo che le immense qualità di Antonello non potessero essere adeguatamente ricompensate nel suo studio, Ammirato lo presentò ad Olzina, che avrebbe potuto garantirgli una maggiore visibilità. Anche quest’ultimo non tardò a giungere ad un’inevitabile conclusione: Petrucci era davvero un ragazzo brillante, e meritava un riconoscimento. Olzina decise allora di affidare Antonello al letterato Lorenzo Valla, celebre umanista del XV secolo. Sotto l’ala protettrice di Valla, imparò moltissimo sull’attività politica ed amministrativa del Regno, ed ebbe modo di mostrare a tutti chi fosse realmente e di cosa era capace. Persino Re Alfonso iniziò a notarlo, e ad apprezzare le sue sconfinate virtù. Quando il sovrano morì nel 1458, il suo erede Ferdinando (o Ferrante) gli conferì l’altissimo grado di Regio Segretario della Corona.

L’amore per il successo, ma nessun successo in amore

I due strinsero una solida e sincera amicizia, tanto che Ferrante scrisse per l’amico un sentito elogio: volimo po’ch’el magnifico et amato consigliere nostro e secretario iss. Antonello de Aversa, per lo dicto officio agia la provisione di cento ducati, secundo per lo passato è solito avere; e ancora…considerato la utilità che la nostra corte per la sua opera conseque, volimo che ipso abia unce dece. Nel 1459 Antonello divenne cavaliere, ed ottenne il posto di Conservatore dei Registri di Cancelleria. Non passò molto tempo prima che si trovasse a ricoprire il ruolo di Presidente della Real Camera della Sommaria, e nel 1462 divenne Luogotenente del Gran Cancelliere. A questa vita costellata di successi professionali, si affiancò anche qualcos’altro.

Castel Nuovo a Napoli, dove Antonello Petrucci fu decapitato

Castel Nuovo a Napoli, dove Antonello Petrucci fu decapitato

Dopo essere diventato Conservatore del Gran Sigillo e Portiere della Cancelleria, Petrucci acquistò diverse terre. Alcuni tra i più grandi feudi del Regno erano di sua proprietà: Cannola, la contea di Policastro Rofrano, la Starza di Pomigliano d’Atella, Aprano, Turrito, S. Giovanni a Piro, Torre, e tante altre. L’influenza e il potere di Antonello Petrucci crebbe così tanto che egli poté godere della fiducia e della stima sia del re che del suo entourage. Purtroppo per Antonello, però, la sua vita amorosa fu molto meno felice. Sposò una donna nobile, Elisabetta Vassallo, che non faceva altro che rinfacciargli le sue umili origini, aizzandogli contro la sua stessa prole. Nonostante ciò, il povero Petrucci si distoglieva dai suoi pensieri negativi dedicandosi agli studi classici, e nel 1465 fece istituire quattro cattedre umanistiche, tra le quali una di greco.

Alto tradimento: la Congiura dei Baroni

Sebbene la vita di Antonello procedesse verso una vertiginosa ascesa (a parte quella amorosa), tutto si arrestò quando ci fu la famosa Congiura dei Baroni. Secondo alcuni studiosi Petrucci vi partecipò perché costretto dai suoi figli, secondo altri la sua volontà di partecipare nacque da un desiderio personale. La verità non è nota, ma il suo tragico epilogo purtroppo sì. Petrucci e il suo tradimento non poterono essere accettati da Ferrante, che tanto si era prodigato per quest’uomo umile ma brillante. L’ira del Re fu così cieca che non esitò a far giustiziare Antonello, facendolo decapitare davanti a Castel Nuovo l’11 dicembre 1486. Oggi le spoglie di Antonello Petrucci sono conservate nella chiesa di San Domenico, a Napoli. Una storia di vita, fama, morte e ingiuria, quella di Antonello Petrucci. Un uomo forse vittima degli eventi, ma che è la prova vivente che, quando si ha talento, si può raggiungere qualsiasi vetta!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Antonello Petrucci, un contadino alla corte del Re ultima modifica: 2019-02-04T10:34:37+00:00 da Marcella Calascibetta

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