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Archeologia e nanotecnologie: il futuro che preserva il passato

Archeologia

Per quanto le testimonianze del passato siano preziose, salvaguardarle dalla tirannia del tempo non è semplice. Ci si avvicenda per capire come fare, e si sta puntando molto sulle nuove tecnologie. I più filistei storceranno il naso, ma che sia davvero una concreta soluzione al problema? Da pochissimo si è tenuta a Roma una conferenza sull’importanza dell’aiuto che le nanotecnologie sono in grado di offrire. In prima fila fra tutti i comuni casertani quello di San Potito Sannitico, sede di una necropoli antichissima!

San Potito Sannitico e Torelle: emerge un tesoro antico

Nel 2008 in località Torelle, nei pressi di San Potito Sannitico, furono rinvenuti 2400 teschi umani, resti di un’antica necropoli. Le testimonianze archeologiche ivi presenti, esaminate con molta cura e impegno attraverso l’ausilio delle nanotecnologie, sono state oggetto della conferenza dal titolo Nanotecnologia Scienza e Conservazione – Beni Culturali ed innovazione Tecnologica. Illuminante l’intervento di Antonio Della Valle, antropologo e odontologo forense, cooperatore con il Dipartimento di Medicina Legale dell’Università di Pavia. Riporta: «Abbiamo testato, con ottimi risultati, per la prima volta al mondo, le nanotecnologie nel comune di San Potito Sannitico su reperti di circa 280 anni fa. Anche sui resti trovati nelle Necropoli romane del I secolo D.C., provenienti da alcuni scavi archeologici, sempre nel casertano».

Teschio E Resti
I reperti archeologici possono rivelare le abitudini dei popoli del passato

«Abbiamo notato in questa ricerca che i nano materiali riescono, meglio di altre sostanze, a conservare questi importanti beni, e quindi non escludiamo possano essere utilizzati anche in futuro in ambito archeoantropologico a livello mondiale per preservare queste fondamentali testimonianze storiche dall’ammaloramento». Tanto lavoro ma anche tanta positività, nei confronti di un utilizzo della tecnologia che non si limiti alla vita quotidiana, ma che si diriga verso obiettivi sfidanti. All’epoca San Potito Sannitico vantò anche la collaborazione con l’Università di Foggia, per poter approfondire insieme lo studio di questo prezioso comprensorio cimiteriale. Inoltre quel passo fu propedeutico alla creazione di un percorso di formazione nelle scienze forensi antropologiche.

La nanotecnologia: una possibile risposta?

La svolta che lega San Potito Sannitico ad un momento storico di innovazione in ambito archeologico non deve lasciare indifferenti. Anche i non addetti ai lavori, per così dire, possono rendersi conto di quale conquista sia stata raggiunta non solo da questa città, ma da tutta l’Italia. Mettersi in gioco per perfezionare le tecniche e le strategie sinora impiegate allo scopo di migliorarsi, sfruttando la tecnologia, dovrebbe essere d’esempio anche per coloro che operano in altri campi. Per esempio, le nanotecnologie sono risultate fondamentali anche nel restauro, e nel trattamento dei reperti storici ed archeologici. Queste infatti permettono di agire direttamente su queste testimonianze, per ripararle e conservarle in maniera solo qualche tempo fa impensabile. Ma cosa sono, in parole povere, le nanotecnologie? La nanotecnologia consiste in un insieme di processi fisici e chimici che permette di manipolare la materia nelle sue parti più piccole.

Nanotecnologie
Le nanontecnolgie potrebbero rappresentare il futuro dell’indagine archeologica

L’Italia intera e tutti i suoi siti (grandi o minori che siano), meritano di essere salvaguardati. Fondamentali sono state le asserzioni del Dottor Della Valle in merito: «Nel caso di San Potito Sannitico, mentre studiavamo questi reperti [..] è sorto il problema della loro conservazione. Vi era la necessità di non utilizzare materiali che fossero ‘coprenti’ e ne alterassero le caratteristiche, impedendo poi uno studio più approfondito in seguito». Ancora una volta la nostra terra ci regala tesori inestimabili, che troppo spesso dimentichiamo di conservare in modo adeguato. Se è vero che il futuro può esistere solo guardando al passato, coniugare queste due dimensioni sarebbe la scelta migliore da fare. Archeologia e tecnologia? San Potito risponde: «ebbene si!».

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!
Archeologia e nanotecnologie: il futuro che preserva il passato ultima modifica: 2019-11-11T09:30:12+01:00 da Marcella Calascibetta

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