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L’Asprinio di Aversa: il vino di Roberto d’Angiò fra ieri ed oggi

storia dell'Asprinio di Aversa

Fra le terre dell’agro-aversano si snodano vitigni carichi di tradizione e storia secolare, che producono uno dei migliori vini e spumanti campani: stiamo parlando dell’Asprinio. Decantato e di antiche origini, dalla particolarissima vendemmia, segue una sorte paradossale che ne vede una probabile scomparsa dal mercato e dalle stesse terre. Coltivato in diversi comuni del casertano, tra cui Aversa e i comuni limitrofi, vi narriamo la sua storia e le caratteristiche che lo rendono un vino apprezzatissimo ovunque.

Origini dell’Asprinio

Come spesso capita per molti prodotti della nostra terra, l’Asprinio ha una storia secolare e colma di aneddoti. Non è facile, però, identificare la sua reale data d’origine. Dalle poche nozioni documentali che abbiamo, pare che il vino-spumante fosse in auge già a partire dal XV secolo. Altre fonti, invece, ne fanno risalire l’origine ancora prima, alla dominazione degli Angioini nel XIII secolo.

Vitigno

Seguendo questa ipotesi, si narra che fu lo stesso Roberto d’Angiò a volerne la coltivazione. Precisamente, chiese al cantiniere della Casa Reale, Louis Pierrefeu, di trovare un vigneto nel campano capace di produrre uno spumante per la Corte Angioina, senza farlo arrivare continuamente dalla Francia. La scelta cadde dunque sulle terre agro-aversane dalle chiare origine vulcaniche. Pierrefeu individuò un vitigno che, secondo la sua esperienza, poteva essere ottimo per la spumantizzazione. Mai scelta fu più giusta: la composizione del terreno donava infatti alle viti un sapore unico nel suo genere. Nacque così l’Asprinio di Aversa, subito amato dai regnanti angioini.

Viti maritate: una tradizione in via d’estinzione.

Oltre alla sua secolare storia, l’Asprinio presenta una caratteristica che l’ha reso celebre e suggestivo: le viti maritate. Nello specifico, tali viti si attaccano ai pioppi ed ai gelsi, raggiungendo anche le notevoli altezze di 10/15 mt. Ma il vero e proprio spettacolo si raggiungeva in tempo di vendemmia. Viticoltori coraggiosi, che si arrampicavano con le scale strette fra le gambe utilizzando doti da veri acrobati, chiamati uomini ragno, animati da grande passioni, raccoglievano l’uva per sottoporla al normale processo di vinificazione. Inoltre, prima di giungere sulle tavole, il vino veniva conservato nelle tipiche grotte di tufo. Cavità profonde anche oltre 15 metri, dove la temperatura rimaneva costante, inverno ed estate, intorno ai 13-14 gradi.

coltivazione delle viti per l'asprinio di aversa

Gli uomini ragno su viti maritate

Un spettacolare e alquanto pericolosa vendemmia che oggi, purtroppo, sta scomparendo. Gli uomini ragno sono stati soppiantati dalle moderne tecnologie che velocizzano la vendemmia e di conseguenza i tempi di produzione.

Ma non è solo la tradizionale vendemmia a scomparire. L’Asprinio ed i suoi vitigni, al giorno d’oggi, rischia di estinguersi con una produzione inferiore alle centomila bottiglie annue. Il patrimonio enologico del vino secco più buono della Campania sta diminuendo a vista d’0cchio. Le cause? I diversi processi di cementificazione che hanno avuto luogo negli ultimi anni, oltre gli alti oneri e cessione di terreni operati in favore di case più vaste quali Falanghina o Fiano.

Tufo2

Una delle caratteristiche grotte di tufo con tini di acciaio contenente Asprinio

Caratteristiche e tipologie di Asprinio

Ma che sapore ha un bicchiere di Asprinio?

«Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno. Perché i più celebri bianchi secchi includono sempre, nel loro profumo più o meno intenso e più o meno persistente, una sia pur vaghissima vena di dolce. L’Asprinio no. L’Asprinio profuma appena, e quasi di limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale, sostanziale, che non lo si può immaginare se non lo si gusta… Che grande piccolo vino!»

Le parole di Mario Soldati, scrittore, giornalista e celebre regista, ben celebrano le virtù di questo prodotto nostrano che fece innamorare l’artista. Un vino allegro, leggero, oltre che un ottimo spumante ricercato per la sua naturale freschezza.

asprinio vino aversa

Mario Soldati, poliedrico artista e grande amante del vino Asprinio

Di Asprinio, dunque, possiamo riconoscerne tre tipologie, da altrettanti differenti preparazioni:

• Asprinio Classico: dal colore giallo pagliarino più o meno intenso, un profumo fruttato, dal sapore fresco e secco. Ottimo dopo un periodo di conservazione che va dai 12 ai 18 mesi, e va servito ad una temperatura di 8-10 gradi. Ideale per accompagnare insalate di mare, pesce alla brace o al cartoccio, pizza alla napoletana, crostacei, molluschi, vermicelli al pomodoro, pesci delicati. Spesso viene servito anche come semplice aperitivo, risultando altrettanto gradevole.

• Asprinio Spumante BRUT: nasce tipicamente dalla vendemmia manuale praticata sulle viti alberate che, come già detto, si estendono fino ai 15 mt di altezza. La raccolta inizia l’ultima settimana di settembre. La spumantizzazione avviene tipicamente in tini d’acciaio, in tempi che vanno dai 4-6 mesi. Si consiglia di berlo entro due anni, per non perderne la fragranza.

• Asprino Spumante Extra-Brut Classico: anche la vendemmia di questo spumante è tipicamente praticata sulle viti alberate, con la differenza che la raccolta inizia dalla III settimana di settembre. La spumantizzazione, invece, segue sequenze temporali ben precise e più lunghe dello spumante Brut. La presa di spuma, infatti, inizia dalla primavera successiva, con maturazione dei lieviti per un periodo non inferiore ai 48 mesi. Anche questo, si consiglia di berlo entro due anni. Eccellente servirlo con rane indorate e fritte o anguille di fosso fritte.

Per concludere, l’Asprinio di Aversa è noto non solo in Campania, ma apprezzato da grandi enologi. Nel 1993 ha ottenuto la consacrazione a livello nazionale e internazionale con l’assegnazione del marchio DOC. A testimonianza della grande bontà che avvolge questo prodotto tipico della nostra terra. E a noi non resta che augurarvi un piacevole brindisi.

calici di asprinio di aversa

Giulia Gelsomino

Autore: Giulia Gelsomino

Inseguitrice poco atletica di chimere, laureata in Giurisprudenza, leggo il mondo e scrivo baggianate per passione, mangio cioccolata e ingurgito serie tv. Nei miei rari contatti con la realtà, scatto foto e racconto della Caserta che amo.
In attesa di accalappiare la chimera giusta, sia chiaro.

L’Asprinio di Aversa: il vino di Roberto d’Angiò fra ieri ed oggi ultima modifica: 2018-05-09T10:12:21+00:00 da Giulia Gelsomino

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