CASERTA NEI SECOLI

La Banda del Matese: anarchia e rivoluzione

L’Italia è famosa per essere stata il luogo di moti e insurrezioni davvero considerevoli, e ancor di più lo è stato il Meridione. Devastato dalla povertà e dalle ingiurie dei governi, il Sud ha sempre combattuto per sovvertire il proprio destino, e cambiare le sorti del proprio popolo. Schiere di uomini e donne a capo delle più grandi sommosse che la storia abbia mai visto, divennero protagonisti di atti anarchici davvero importanti. Prima fra tutti quella che era conosciuta come la Banda del Matese, che diede vita ad un moto insurrezionale senza precedenti!

Federazione Italiana dell’Internazionale: la Banda del Matese

La Banda del Matese nacque grazie a diversi personaggi del panorama anarchico dell’epoca, tra cui figuravano Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Napoleone Papini e Cesare Ceccarelli. La zona del Matese non fu il frutto di una decisione casuale, poiché il territorio (aspro e impervio) ben si coniugava con le intenzioni della banda. Tra le tortuose vie della montagna casertana, avrebbe avuto luogo una delle più grandi guerriglie rivoluzionarie mai viste. Gli anarchici erano convinti che la popolazione locale, stremata dagli stenti, sarebbe stata perfetto ricettacolo di una propaganda di riscossa sociale. I contadini infatti erano assoggettati alle classi dirigenti, che non si curavano del loro benessere e della loro stabilità economica. Nel marzo del 1877, la Banda del Matese ritenne fosse giunto il momento di agire, ma il clima rigido li obbligò a posticipare l’insurrezione di qualche settimana.

Vignetta che illustra la Banda del Matese

Vignetta che illustra la Banda del Matese

Quando la situazione climatica sembrò migliorare, gli anarchici decisero di incontrarsi nel paese di San Lupo, in provincia di Benevento. Il tre aprile di quell’anno Malatesta e Cafiero raggiunsero San Lupo, fingendo di essere dei turisti inglesi. Con questo inganno riuscirono a prendere in affitto una casa, e scaricarono il materiale che sarebbe servito per le azioni di guerriglia dei giorni successivi. Al calare della notte, il cinque aprile arrivarono altri rivoluzionari con armi e munizioni di ogni genere. La Banda del Matese aveva organizzato con attenzione e in maniera strategica tutte le attività da effettuare, sempre tenendo conto della massima segretezza. Nonostante ciò, a causa della delazione di un certo Salvatore Farina, che avrebbe dovuto fungere da tramite con i contadini della zona, il Ministro degli Interni in persona, Nicotera, venne messo al corrente del progetto.

La Banda del Matese e il trionfo dell’azione!

Una volta scoperti, gli uomini della Banda del Matese fuggirono in cerca di condizioni migliori. Dopo aver costeggiato il lago del Matese, gli anarchici giunsero a Letino. Qui ebbe luogo la vera e propria azione di protesta, grazie anche alla presenza del Consiglio Comunale, che doveva decidere cosa fare di alcune vecchie armi precedentemente sequestrate a bracconieri. Gli insorti dichiararono pubblicamente decaduto Re Vittorio Emanuele II e distrussero il suo ritratto. Iniziarono poi a bruciare tutti i documenti e gli atti notarili del comune. Accesero un grande falò e ridussero in cenere registri catastali, schedari delle imposte, atti ipotecari, ecc., dimostrando simbolicamente l’abolizione dei diritti dello stato e della proprietà privata. Distrussero poi tutti i contatori apposti ai mulini, utilizzati per calcolare la famigerata tassa sul macinato.

Distruzione di tutti gli atti notarili del Comune ad opera della Banda

Distruzione di tutti gli atti notarili del Comune ad opera della Banda

Di certo, tutte queste azioni erano fomentate da motivazioni ideologiche di non poco conto. Addirittura uno degli esponenti maggiori della banda, Cafiero, salì sul basamento di una grossa croce (sostituita con la bandiera rosso-nera) e spiegò al popolo i principi della rivoluzione sociale, i suoi fini e i suoi metodi. Tuttavia, l’entusiasmo generale lasciò presto il posto allo scontro. Le truppe governative, al comando del generale De Sanget, accerchiarono la banda con ben dodicimila uomini. Un fugace riparo non assicurò alla banda nemmeno un po’ di tregua: un manipolo di bersaglieri fece irruzione nella cascina, sorprendendo gli anarchici. La Banda del Matese era stata fermata, e gli uomini della resistenza non avevano più neanche la forza di combattere.

La fine della rivoluzione

Gli arrestati si diressero in varie galere della zona e, successivamente, vennero stipati tutti nel carcere di S. Maria Capua Vetere, in attesa del processo. Grazie all’intercessione della figlia di Carlo Pisacane, Silvia, che era stata adottata dal ministro degli Interni Nicotera, gli anarchici furono giudicati da un tribunale civile, invece che uno di guerra. Il processo contro la Banda del Matese iniziò il 14 agosto 1878 e si concluse il 25 dello stesso mese. La sentenza dichiarò innocenti i ventisei anarchici imputati della morte di un carabiniere, attribuita invece a causa sopravvenuta. Sebbene sia terminato senza successo, l’atto rivoluzionario della Banda del Matese resta nella memoria e nella storia di noi tutti!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

La Banda del Matese: anarchia e rivoluzione ultima modifica: 2018-07-16T18:50:34+00:00 da Marcella Calascibetta

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