TRADIZIONI

Il canto del Buco Buco: quando l’allegria scaccia il male

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Nel territorio casertano, svariate e peculiari sono le tradizioni che sono state tramandate nei secoli. Queste riguardano moltissimi ambiti, come il canto, la danza, la cucina, le feste, e tanti altri ancora. Il folclore rappresenta l’anima di un luogo, il suo cuore, e per questa ragione le radici non vanno mai dimenticate, anzi vanno preservate dallo scorrere impassibile del tempo. Una tradizione molto sentita ancora oggi, a distanza di secoli, è il canto del Buco Buco, amatissima usanza di Sessa Aurunca. Scopriamo insieme di cosa si tratta!

Il canto del Buco Buco, l’inno della buona sorte

Il canto del Buco Buco viene ancora oggi intonato in tutti i borghi del territorio aurunco, sia nella sua forma tipica che nelle sue varianti. I suoni che questa melodia sprigiona incarnano la gioia e l’ottimismo, coinvolgendo interamente e con entusiasmo la popolazione. Questa consuetudine di Sessa Aurunca ha da sempre avuto un ruolo specifico: quello di salutare l’anno trascorso e di affacciarsi con un sorriso a quello venturo, ovviamente con un pizzico di sana scaramanzia. Mandolini, fisarmoniche e chitarre si uniscono a strumenti a percussione, come tricchebballacche, tammorre e putipù (uno strumento a frizione che viene spesso chiamato anche lui buco-buco). Sembra che il nome del canto derivi dalla pratica dei gruppi di musicanti, di spostarsi di buco in buco (ossia di casa in casa) per narrare la nascita di Cristo, augurando buon anno e ricevendo doni.

 
Riproduzione in scala di un suonatore di tricchebballacche

Riproduzione in scala di un suonatore di tricchebballacche

Nel componimento sono presenti riferimenti all’amore imperituro per la natura, il rispetto per i campi, il senso di appartenenza alla propria terra, e l’amore per i figli. Queste tematiche costituiscono il riflesso dell’insieme degli inestimabili valori del patrimonio sessano, che da sempre ha tenuto a preservarli e tramandarli di generazione in generazione. Il Buco-Buco viene associato dagli studiosi alla Strina (Strenna), canto di questua religioso e pagano, che si pratica ancora oggi in Salento e in Calabria. Strenna, infatti, vuol dire anche dono, regalo, e molti furono i popoli antichi che ne fecero uso, ad esempio i Romani veneravano una dea di nome Strenia, preposta ai doni. Questi regali consistevano in cestini colmi di frutta, fiori e dolci, che si offrivano agli dei o a parenti e amici, in occasione dell’inizio del nuovo anno.

Tradizione di Sessa Aurunca… e non solo!

Il Buco Buco necessita di una preparazione nelle settimane antecedenti alle festività di dicembre. Il gruppo destinato alla celebrazione sceglie annualmente il proprio costume, che può essere diverso sia da quelli precedenti, che da quelli degli altri quartieri. La prima suonata, il 31 dicembre, viene eseguita di solito nel luogo dove si erano svolte le prove, e da lì inizia il tragitto. Negli ultimi decenni il punto di ritrovo finale è divenuto Piazza XX Settembre (meglio conosciuta come Piazza Mercato), dove tutte le fazioni si incontrano alla fine del percorso, per poi esibirsi davanti alle persone accorse per godersi lo spettacolo. Infine, di recente è emerso un nuovo rito pomeridiano, in cui i gruppi forniscono una piccola anteprima dei canti, partendo dall’Arco dei Cappuccini e percorrendo il Corso Lucilio. Questa tradizione non riguarda solo Sessa Aurunca, ma anche una serie di borghi e cittadine che hanno interpretato a proprio modo il Buco-Buco.

L’esibizione dei bucobuchisti con i loro fidati strumenti musicali

Corigliano di Sessa Aurunca ad esempio, ha da sempre fatto propria questa melodia, in modo del tutto originale. Il testo varia solamente nelle ultime strofe, ma il ritmo musicale coriglianese è più movimentato rispetto a quello sessano, che è invece tranquillo e cadenzato. I bucobuchisti (così si chiamano gli interpreti del canto) di Corigliano partono dal borgo di Aconursi, e raggiungono la piazza del paese, dove si può indugiare nell’assaggio delle gustose crespelle. A quel punto, vengono suonate delle canzoni per concludere poi con il pezzo principale. Il canto del Buco Buco merita una tappa nella graziosa città di Sessa Aurunca, per un fine anno davvero speciale!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Il canto del Buco Buco: quando l’allegria scaccia il male ultima modifica: 2018-03-21T16:57:04+00:00 da Marcella Calascibetta

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