MONUMENTI

Castel Volturno e il suo castello: tanti, troppi volti…

castello castel volturno
20203,20002

Vuoi aggiungere delle "Foto" a questa sezione? Aggiungi

Sentiamo spesso parlare di monumenti e luoghi storici di particolare interesse, e della loro importanza nel corso dei secoli. Impavidi e possenti, sono di certo i castelli che campeggiano in borghi da sogno a farla da padrone. Frequentemente, però, la mano dell’uomo (che dovrebbe salvaguardare queste pietre miliari del nostro territorio) non fa altro che distruggere luoghi di assoluta perfezione. Oggi vi parliamo dell’affascinante castello di Castel Volturno, che ha cambiato tante volte, forse troppe, la sua immagine e il suo aspetto.

Il castello di Castel Volturno: un animo inquieto

L’imponente castello di Castel Volturno ebbe, sin dalla sua nascita, una storia diversa da quella degli altri manieri. Fu infatti edificato nei pressi dell’ultima ansa del fiume omonimo, a differenza delle altre fortificazioni che venivano di norma poste sulle alture. A quanto attestano i documenti relativi alla sua fondazione, questa struttura vide la luce alla fine del IX secolo, quando i castaldi longobardi della nuova provincia di Capua compresero di doversi difendere dagli impietosi attacchi dei Saraceni. Necessitavano infatti di un avamposto militare che impedisse l’accesso delle navi nemiche alla foce del Volturno. Le fonti ci raccontano che il primo a mettere mano al castello fu il vescovo longobardo Radiperto: questo venne costruito su di un’arcata appartenente all’antico ponte romano della Via Domiziana, risalente al 95 d.C.

Scorcio del fiume Volturno, nei pressi del quale sorge l'antico castello

Scorcio del fiume Volturno, nei pressi del quale sorge l’antico castello

In base alle ricostruzioni storiche sappiamo che la possente fortezza doveva avere in principio una forma oblunga, che andava perpendicolarmente al percorso del fiume. Negli anni si susseguirono diversi castaldi, da Gaideri ai fratelli Guaiferio. Nel 988 presero il potere Daoferi e Daoferio, mentre agli inizi dell’anno 1000 il conte di Volturno divenne Doferi. In seguito Ruggero II, asceso al trono di Sicilia, strappò al conte di Boiano, Ugone, il formidabile castello. Diverso tempo dopo Federico II di Svevia lo donò alla mensa Arcivescovile di Capua, mentre con la reggenza di Giovanna II d’Angiò questo rientrò a far parte dei beni della corona.

Tanti volti, nessuna identità

Dopo diversi proprietari, Il castello passò nelle mani di Eleonora, figlia di Alfonso I d’Aragona, che lo offrì in dote al marito, Marino di Marzano, duca di Sessa. Col passare del tempo le modifiche apportate alla struttura divennero sempre più decise ed eccessive, mutando quasi totalmente l’aspetto dell’intera fortificazione. La torre (all’epoca realizzata in legno della silva Gallinaria) venne sostituita con un mastio, circondato da mura e fossati pieni d’acqua. Nel 1460, poi, l’assedio alla cinta muraria causò danni talmente ingenti da dover ancora una volta modificare quello che era il progetto iniziale. Venne poi predisposto un doppio sistema di mura di cinta, costituito da alcune torri e posti di guardia, e rafforzato il mastio, per fronteggiare gli attacchi dei pirati. Sia il borgo che il castello infatti hanno subito tanti rimaneggiamenti da non riuscire a scorgere la loro forma primigenia.

Esempio laterizio di Opus Spicatum

Esempio laterizio di Opus Spicatum

In primis troviamo il castello, che ha le torri difensive disposte alla maniera del periodo vicereale, poi la rampa di accesso realizzata con l’opus spicatum, dove stanzia un portone di recente costruzione. Questo porta al cortile interno del mastio, mentre dalla parte opposta, in via Fratelli Daoferi e Daoferio, si possono ancora ammirare un barbacane e due strette feritoie simmetriche nel muro, attraverso cui probabilmente scivolava la catena per azionare il ponte levatoio. L’interno del castello risale a dei lavori eseguiti nell’Ottocento e nel Novecento, i quali declassarono totalmente la sua funzione difensiva. Anche il portone di accesso a Largo San Castrese risale all’epoca seicentesca, mentre la Torre dell’orologio in Piazzetta Radiperto è di epoca settecentesca. Poco o nulla resta oggi del meraviglioso castello di Castel Volturno, e l’unico modo per poter ricordare i suoi antichi fasti è quello di fermarsi… a sognare.

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Castel Volturno e il suo castello: tanti, troppi volti… ultima modifica: 2019-01-07T18:07:26+02:00 da Marcella Calascibetta

Commenti

To Top