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Cave: i problemi del territorio incisi in maniera indelebile nella roccia

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Immaginate di tornare a Caserta in treno dopo un lungo viaggio. Osservando il paesaggio vi accorgerete subito di essere arrivati a casa. Questo perché a Caserta c’è qualcosa che in maniera inconfutabile ed evidente contraddistingue il territorio: le cave. Di queste cave alcune sono state chiuse, altre dismesse o sequestrate perché abusive. Sulla polemica sulle polveri inquinanti, di cui le cave sarebbero state la fonte principale, sono state costruite svariate campagne elettorali. Sono stati partoriti bandi e norme, più o meno definiti, per la riqualificazione di questi territori.

Il problema paesaggistico e quello dell’inquinamento sono sempre stati considerati i principali danni delle cave. In una zona come quella casertana, però, martoriata dal cancro della criminalità organizzata, dei territori di tale vastità e natura sono temibilmente legati a due dei traffici criminali peggiori: quelli dei rifiuti e del materiale edile. Qual è ad oggi la reale situazione delle cave? Proviamo a scoprirlo sfogliando il Rapporto cave 2017 di Legambiente. Il rapporto inizia con una panoramica del settore. Il sistema di cave, che si estende in tutta Italia, ha una duplice valenza. Da un lato costituisce un problema paesaggistico e non solo. Dall’altro lato, però, ha contribuito allo sviluppo dell’urbanistica e dell’economia italiane. I materiali estratti, infatti, si dividono in: inerti, che hanno subito una forte crisi degli ultimi anni; di pregio, la cui estrazione è ancora fiorente e dà vita a settori tradizionali.cave

Normativa di settore

Il problema più grosso è quello legislativo: le norme di riferimento sono antiquate e quindi inadatte, e in molte realtà locali non esistono piani cave o sono troppo generici, finendo per concentrare troppo potere in poche mani. I costi di concessione, inoltre, sono scarsissimi o addirittura nulli. Questo implica un guadagno ridicolo degli enti pubblici rispetto alle entrate del settore.

Secondo il rapporto andrebbero innanzitutto coordinate le attività estrattive con quelle per i lavori di pubblica utilità, ed entrambe con un efficace piano di riciclo e selezione di materiali già esistenti. Per farlo è necessario aggiornare il sistema di norme del nostro Paese e controllare l’adeguamento alle leggi europee. La legge nazionale di riferimento risale al 1927. Nel ’77 poi un decreto ha trasferito alle regioni le competenze amministrative.

Le normative europee invece prevedono:

– la valutazione dell’impatto ambientale nell’apertura di nuove cave

– severe misure sulla gestione di rifiuti derivati da attività estrattive

Le situazioni regionali sono problematiche a causa della mancata definizione dei piani regionali e del mancato adeguamento ai piani ambientali. Inoltre spesso non sono previsti piani di riqualificazione atti al recupero del territorio al termine delle attività estrattive, e le multe per la violazione delle norme ed i canoni per la concessione sono irrisori se non del tutto inesistenti.

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Le cave nel contesto casertano

Rispetto alla situazione casertana nello specifico leggiamo: 317 cave abbandonate, 59 chiuse, almeno 26 abusive e 46 autorizzate… la provincia di Caserta che detiene così il triste primato sia per numero di cave presenti sul territorio. Legambiente ricorda anche la problematica dei due cementifici, Moccia e Cementir, a ridosso del centro abitato e del futuro policlinico. Viene sottolineato, inoltre, il forte legame con la criminalità organizzata della zona. Fungono da esempio i casi di due cave situate tra il casertano e il napoletano, entrambe sfruttate per lo smaltimento irregolare di rifiuti edilizi. Tali rifiuti, miscelati con la pozzolana, venivano venduti ad un’industria di laterizi e cemento della nostra provincia. I mattoni – si legge – destinati all’edilizia civile, presentassero una particolare fragilità.

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Il rapporto si chiude con una considerazione che riassume l’aspetto fondamentale della problematica delle cave: la riqualificazione come elemento progettuale. Prevedere un piano di riqualificazione è infatti un criterio necessario ad ottenere l’autorizzazione alla coltivazione. I più, però, tendono ad abbozzare questo piano, mettendolo da parte una volta ottenuti i documenti. La riqualificazione invece andrebbe progettata nel dettaglio fin dal primo momento. Questo perché essa va coordinata sia con la natura del territorio, che con le modalità di coltivazione della cava. Una possibile strada in questo senso è la rinaturalizzazione: riusciranno mai, i casertani, a vedere montagne verdi anziché gradoni di pietra?

Aggiornamento del 5 settembre 2017

Durante l’estate appena trascorsa il problema clave si è fatto piuttosto scottante. Il 13 giugno e il 24 luglio la giunta regionale guidata da Vincenzo De Luca ha approvato due leggi sul tema: «Misure di semplificazione e linee guida di supporto ai Comuni in materia di governo del Territorio» e «Disposizioni sui tempi per gli interventi di riqualificazione ambientale delle cave ricadenti in aree ed in Zone altamente critiche (Zac) e per le cave abbandonate del Piano regionale delle Attività estrattive». Ciò comporta cinque anni di proroga per tutti gli impianti estrattivi, ad eccezione di quelli che si trovano nell’area del policlinico, ove la proroga avrà una durata di due anni e le attività estrattive saranno regolate da un rigido disciplinare.

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Diverse sono le voci che si sono levate contro le nuove leggi regionali: il Comune di Caserta aveva indetto un consiglio comunale, in data 24 luglio, il cui ordine del giorno prevedeva la richiesta da sottoporre alla Regione affinché non ratificasse il piano. L’iniziativa non ha però avuto l’effetto sperato, poiché tale consiglio ha contato pochissime presenze. Degno di nota è il voto contrario di Gennaro Oliviero, Presidente della Commissione Ambiente nel Consiglio Regionale della Campania. Oliviero ha motivato il proprio voto sostenendo che: «È venuta a mancare l’eco-sostenibilità, a causa dall’elevata concentrazione di siti attivi in ambito ristretto, oltre la loro prossimità a centri abitati e zone vincolate. L’impatto percettivo, le alterazioni fortemente destrutturate e degradate, sono visibili anche da lunga distanza, nonostante la compresenza di elementi di particolare pregio visivo.»

Mariarosaria Clemente

Autore: Mariarosaria Clemente

La mia passione è raccontare storie. Ho iniziato a scrivere da piccolissima, poco dopo è nato il mio amore per il cinema ed ho ricevuto la prima macchina fotografica. Parole e immagini, coltivo tutto ciò che mi aiuta a costruire mondi

Cave: i problemi del territorio incisi in maniera indelebile nella roccia ultima modifica: 2017-04-09T00:00:05+00:00 da Mariarosaria Clemente

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