CASERTA NEI SECOLI

Il Cotonificio di Piedimonte Matese: la storia di un’industria meridionale

vista del Cotonificio di Piedimonte

Il Meridione è stato sempre dipinto come un luogo prettamente agricolo ed artigianale. E senza dubbio le culture locali e le capacità creative hanno scolpito la storia e l’identità della nostra terra. Ma, nonostante questo, non sono certo mancate eccellenze industriali degne di nota. Il Cotonificio di Piedimonte Matese ne è l’esempio. Risalente al 1813, è stata la prima industria del Regno di Napoli. Ripercorriamo l’esperienza imprenditoriale della proprietà e le difficoltà affrontate nel corso dei suoi 130 anni di vita.

Perché il cotonificio sorse a Piedimonte Matese?

Nel 1806 il blocco continentale che impediva i rapporti commerciali con l’Inghilterra aveva messo in crisi gli affari dello svizzero Gian Giacomo Egg, commerciante di filato. Per fronteggiare la situazione, egli pensò di avviare una produzione interna in patria e successivamente nel Regno di Napoli. La città di Piedimonte Matese, circondata dai monti e solcata dagli affluenti del Volturno, nel 1813 si presentava come perfetta scenografia degli ambienti e dei paesaggi svizzeri. E fu proprio questo ad attrarre l’attenzione di Egg che la scelse per l’impianto della sua filanda di cotone. La grande disponibilità d’acqua e le condizioni climatiche favorevoli alla coltivazione delle materie prime resero, inoltre, tale collocazione strategica.

dipinto del Cotonificio Egg

Dipinto di Gian Giacomo Egg del Cotonificio nel 1835

Il Cotonificio sorse nell’attuale Piazza Carmine, sfruttando l’edificio abbandonato del Convento di S. Maria del Carmine. Qui l’incontro tra due corsi d’acqua garantiva la forza idraulica necessaria per azionare le moderne macchine della fabbrica: telai a spoletta volante e Jacquard.
Gian Giacomo Egg possedeva grandi capacità diplomatiche. Dalla regina Carolina, moglie di Murat, ottenne l’uso gratuito del Convento per 16 anni. Anche il governo borbonico si schierò a favore della sua industria concedendogli molti privilegi, tra cui l’esenzione da ogni dazio sul cotone importato. Re Ferdinando I, inoltre, istituì il Real Istituto d’incoraggiamento alle Scienze naturali per agevolare lo sviluppo del Cotonificio di Piedimonte e l’industrializzazione di tutto il Meridione.

Lo sviluppo territoriale apportato dalla filanda di cotone

Nel 1838 i giornali dell’epoca presentavano la filanda di Egg come un maestoso stabilimento collocato su 4 piani e come la più grande e moderna industria del Regno. Nel cortile si scorgevano le ruote ad acqua e le apparecchiature per il lavaggio, l’imbiancatura e la tintura. Il piano terra era occupato dai macchinari, il primo piano dai cardi e gli altri piani dai filatoi. Per la cittadina di Piedimonte era iniziato così un lungo periodo di prosperità e di sviluppo territoriale. Infatti, la tessitoria pedemontana dava lavoro a più di 1000 operai, affiancati dai lavoratori svizzeri già esperti nell’arte del telaio.

Operaie del Cotonificio

Le operaie del Cotonificio nel 1940 – Marcellino Seccia

Inoltre Egg impiegò 100 fanciulle del Real Albergo dei Poveri: orfane, povere e bisognose di inserirsi nella società. Egli procurò loro un tetto, ne curò l’educazione e vi garantì una dote di 25 ducati. Ma, alcuni storici affermano che il regime di vita imposto dall’imprenditore a tali fanciulle fosse troppo rigido e queste, in più occasioni, reclamarono la loro libertà.
L’industria egghiana assunse per molto tempo una posizione di assoluto monopolio nel mercato napoletano. E quando la concorrenza inglese iniziò a farsi minacciosa, si cambiò strategia: non potendo competere sui prezzi, la qualità dei prodotti assunse un ruolo fondamentale.

I passaggi generazionali nell’industria Egg

Alla scomparsa del fondatore, nel 1843, il Cotonificio passò al nipote Gian Gaspare Egg e continuò ad ottenere premi e riconoscimenti. Quest’ultimo istituì una cassa di risparmio per le famiglie dei propri operai ed una assicurazione contro gli infortuni al fine di superare i problemi sociali del ‘48. Gian Gaspare si rivelò un ottimo imprenditore, ma dovette fronteggiare molti avvenimenti disastrosi che colpirono l’economia del suo stabilimento. Lo sviluppo fu arrestato da una disastrosa inondazione nel 1857, e la fine del Regno borbonico fu un duro colpo per gli affari. Con la soppressione del sistema doganale, infatti, il mercato napoletano fu invaso dalle manifatture straniere e delle industrie del nord Italia tecnologicamente più avanzate.

Scavi di Egg e del suo Cotonificio

Reperti archeologici ritrovati dagli scavi di Conca d’Oro nei terreni della famiglia Egg

Nel 1875 l’impresa passò alla terza generazione della famiglia Egg che si impegnò per rimodernare la filatura studiando nuovi meccanismi e sistemi di produzione. Intanto la concorrenza inglese si faceva più forte ed emersero richieste di riduzione delle ore di lavoro giornaliere. L’azione di ammodernamento, insieme agli scavi archeologici condotti nei terreni di famiglia a Conca d’Oro (in Alife), peggiorarono la situazione finanziaria. Vennero accumulati grossi debiti che portarono gli Egg a perdere il Cotonificio e tutte le proprietà, compreso i reperti storici recuperati dagli scavi e la Villa di via Cila.

Dalla gestione Berner alla Seconda Guerra Mondiale

L’attività industriale passò nelle mani del commerciante Amedeo Berner i cui affari erano stati favoriti dal libero scambio introdotto nel ’60. Egli completò l’opera di aggiornamento introducendo macchine inglesi di ultima generazione con cui migliorò la qualità ed aumentò la produzione. Fu rinnovato anche l’impianto idraulico ed installate centrali elettriche per illuminare la fabbrica e la città. I prodotti di Piedimonte ritornarono ad essere apprezzati e premiati con medaglie d’oro.

Cotonificio nel 1925

Berner scomparve all’alba della prima guerra mondiale e gli eredi decisero di vendere l’azienda. Fu lo svizzero Wenner, proprietario dei Cotonifici riuniti di Salerno ad acquisire l’industria. Quest’ultimo nel 1918 cedette le azioni della sua società ad un gruppo finanziario italiano che riunì nella Manifatture Cotoniere Meridionali S.p.A. le aziende tessili napoletane e salernitane. Dopo periodi di dissesto e crisi finanziaria, nel 1943 lo stabilimento di Piedimonte venne distrutto dai tedeschi.
Termina in questo modo l’avventura imprenditoriale nel cotone della cittadina pedemontana e lo sviluppo economico, che per oltre un secolo, il Cotonificio aveva apportato al territorio.

macerie del Cotonificio di Piedimonte

Operaie sulle macerie del Cotonificio distrutto dai tedeschi nel 1943 – Foto di Fabio e Anna

Fonte: L’industria meridionale: lo stabilimento tessile di Piedimonte di Gino Tino. Si ringrazia la pagina Facebook Foto di ieri e di oggi… Piedimonte e il suo passato di Daniela Mastrolorenzo per le immagine contenute nell’articolo.

 

 

 

Luisa Masiello

Autore: Luisa Masiello

Laureata in Economia e Management ma da sempre affascinata da ogni forma d’arte: scrittura, poesia e pittura sono il suo passatempo preferito… Il suo sogno nel cassetto? Come ogni desiderio resta celato in attesa di diventare realtà.

Il Cotonificio di Piedimonte Matese: la storia di un’industria meridionale ultima modifica: 2018-05-07T10:44:36+00:00 da Luisa Masiello

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