CASERTA NEI SECOLI

Macerata Campania e non solo: la Festa di Sant’Antuono

Battuglia

Vedite che ve caccia Macerata
pe chistu Santo vanno ascì a mpazzì.
Se scassano i strumiente int’a sunata,
ma chistu vizio nun se po perdì.

Così recita la prima strofa di un canto tradizionale della festa di Sant’Antuono. Tradizione nata a Macerata Campania, la festa si celebra in realtà anche in alcuni paesi limitrofi come Portico di Caserta.

La storia della festa di Sant’Antuono a Macerata Campania

Già nel 1754, nel catasto onciario di Macerata Campania, esistente grazie a Carlo III di Borbone, furono registrati i mestieri tradizionalmente legati alla festa. Nel 1766 poi Ferdinando IV, figlio di Carlo, permise al parroco Gonsalvo Peccerillo di continuare la ricerca di fondi per la festa. Nella stessa occasione il Monarca trasferì il parroco in una chiesa più grande, conferendogli così il titolo di Abate, di cui tutt’ora si fregiano i parroci di Macerata.

La processione di Sant'Antonio

Ma le origini della Festa di Sant’Antuono risalgono addirittura al XIII secolo. All’epoca Macerata era abitata prevalentemente da artigiani e contadini. Durante le fiere settimanali costoro, sia per attirare l’attenzione dei clienti che per dimostrare quanto fossero solidi i loro prodotti, percuotevano le botti e gli altri utensili di legno, provocando un suono assordante e scoordinato. Col passare del tempo però quel suono, non si sa se in maniera casuale o meno, ha assunto tratti sempre più definiti, fino a diventare la musica tradizionale della festa di Sant’Antuono a Macerata Campania.

Zì Antonio e le origini dei carri e della musica di Pastellessa

La leggenda narra che in realtà i suoni venissero prodotti nelle cantine per scacciare gli spiriti maligni. Il rito, divenuto poi anche propiziatorio per i raccolti, iniziò ad essere ripetuto nei campi e sui carri. Questi ultimi diverranno i tradizionali Carri di Pastellessa, che è il nome che fu attribuito a quei suoni scoordinati quando assunsero la forma di una vera e propria musica prodotta dai Bottari.

Bottari

A questo proposito va citato un altro personaggio storico, meno famoso dei sovrani borbonici, ma altrettanto importante per Macerata. Stiamo parlando di Zì Antonio ‘e Pastellessa, al secolo Antonio di Matteo, Capobattuglia della prima metà del XX secolo. Zì Antonio possedeva una cantina, che all’epoca era l’unica in cui si poteva gustare la Past’e’llessa (o llesse). Quest’ultima è la tipica pasta maceratese con le castagne secche. Come accade ancor’oggi, anche allora veniva organizzata una sfilata di carri in onore di Sant’Antonio Abate, detti Carri di Sant’Antuono. Ogni carro aveva un proprio nome, e quello del nostro oste veniva definito Battuglia di Pastellessa. Tale era la bravura di Zì Antonio, che col tempo raggiunse una fama tale da far indicare con lo stesso nome tutti i carri dedicati al Santo, oltre a far indicare come Pastellessa la musica prodotta dai Bottari.

Il programma 2018 della festa

Nate quindi come abitudini pagane e commerciali, le usanze dei carri e della musica dei Bottari sono state col tempo inglobate nel culto in onore di Sant’Antonio. Egli è Patrono degli animali e protettore dalle avversità del fuoco. I festeggiamenti in suo onore, ad oggi religiosi e non, si celebrano tradizionalmente il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio, ed il sabato e la domenica precedente. Considerata però l’importanza dell’evento per Macerata e Portico, il periodo celebrativo è stato ampliato. La preparazione della festa di quest’anno è infatti iniziata già l’8 dicembre 2017. I festeggiamenti veri e propri, iniziati il dodici gennaio, si concluderanno oggi, giorno del Santo, a Macerata. Si svolgerà poi domani la consegna della festa a Portico di Caserta, ove Carri, Cippi e Pastellessa animeranno il paese dal 26 al 28 gennaio.

Le caratteristiche della festa

La festa è composta da alcune fasi tradizionali che si ripetono ogni anno. La prima è quella del Cippo (o Ceppo) di Sant’Antuono, ovvero il fuoco. Il Cippo, detto anche lampa, viene solitamente acceso dalla gente per le strade del paese all’imbrunire del 17 gennaio. A Macerata si è però ormai consolidata l’usanza di accenderlo la sera del 16, subito dopo il rito religioso celebrato dall’Abate. Durante questo rito avviene anche la benedizione degli animali.

carro con la tipica forma a nave

Il Cippo è sicuramente molto caratteristico, ma il clou della festa, dopo un lungo ed elaborato periodo di preparazione, è rappresentato dalla sfilata dei Carri di Sant’Antuono, e quindi dalle Battuglie di Pastellessa. La parte bassa dei carri è coperta solitamente da teli e altri materiali, in modo che ognuno di essi assomigli ad una nave. Questo dipende dalla leggenda, tutt’ora tramandata, secondo la quale il Santo si trasferì dall’Egitto in Italia a bordo di una nave. Tuttavia la leggenda è chiaramente smentita all’interno del testo Bibliotheca Sanctorum.

I carri

I carri in media sono lunghi 16 m e larghi 3,50 m. Inizialmente erano semplici carretti trainati da persone, che poi si sono trasformati in carri più grandi trainati da buoi o cavalli, fino ad arrivare a quelli odierni, enormi e trainati dai trattori. Ogni carro trasporta quella che viene definita Battuglia di Pastellessa, composta da 50 Bottari coordinati dal Capobattuglia. I Bottari suonano strumenti provenienti da una cultura rurale ed artigianale, come tini e botti. I ritmi tipici sono: a pastellessa, a muorte e a tarantella.

Battuglia all'opera

Oltre agli addobbi e agli ornamenti colorati, ognuno dei carri ha dei rami di palma disposti ad arco con l’effige del Santo appesa, in modo da sottolineare la motivazione religiosa della festa. Gli oggetti d’uso contadino tradizionalmente utilizzati come strumenti dimostrano un legame con l’antica città di Capua ed i villaggi limitrofi, conferendo alla Festa di Sant’Antuono delle origini davvero molto antiche.

I giochi, la Riffa e i fuochi pirotecnici figurati

Ma le attività del giorno del Santo non finiscono qui! Ci si diletta infatti con giochi tradizionali, come il Tiro alla Fune e il Palo di Sapone. Si assiste poi ai Fuochi Pirotecnici Figurati. Le immagini arse in questa occasione sono: la donna, il maiale, il ciuccio e la scala. La maggior parte di esse rappresenta il demonio con le sue tentazioni e la sua sottomissione da parte di Sant’Antonio. A fine giornata si svolge poi la Riffa: vengono venduti i prodotti raccolti durante la festa e quelli in precedenza donati al Santo, inoltre viene sorteggiato un maiale cresciuto da alcune famiglie del posto. Pur trattandosi di prodotti di scarso valore le persone sono disposte a pagare qualsiasi cifra per averli, in virtù della loro devozione. I proventi della Riffa andranno ad ammortizzare le spese sostenute per la festa, che si ripresenteranno, però, dopo appena un anno.

Mariarosaria Clemente

Autore: Mariarosaria Clemente

La mia passione è raccontare storie. Ho iniziato a scrivere da piccolissima, poco dopo è nato il mio amore per il cinema ed ho ricevuto la prima macchina fotografica. Parole e immagini, coltivo tutto ciò che mi aiuta a costruire mondi

Macerata Campania e non solo: la Festa di Sant’Antuono ultima modifica: 2018-01-17T19:55:50+00:00 da Mariarosaria Clemente

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