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Formula 3 a Caserta: il circuito cittadino in cui persero la vita tre piloti

Formula 3

Le gare automobilistiche negli ultimi decenni si sono evolute notevolmente, dalle piste improvvisate a bellissimi circuiti con spalti, pit-stop e sistemi di sicurezza per garantire l’incolumità di piloti e spettatori. Tuttavia c’è stato un tempo in cui correre era molto più pericoloso. Inoltre la differenza tra le varie categorie era abissale, e non si limitava certo alla semplice visibilità o richiamo del pubblico. Se in Formula 1 a bordo pista c’erano addetti e medici qualificati, nelle serie minori ci si affidava a volontari del posto. Questo nel tempo ha dato vita ad una serie di incidenti rimasti nella storia dello sport. Incidenti come quello di Caserta, che ha di fatto cambiato il mondo delle corse in Italia.

La tappa casertana della Formula 3

Era il 18 giugno 1967 e a Caserta si correva una delle tappe del Gran Premio Italiano di Formula 3. L’intera città si stava preparando all’evento da settimane, e l’entusiasmo aveva contagiato praticamente chiunque. Piloti, giornalisti, pubblico, semplici curiosi: c’erano tutti. Essendo poi domenica molti cittadini iniziarono ad affollare il bordo pista già dal mattino, mentre il centro era stato chiuso al traffico la sera prima, con buona pace degli amanti dello shopping domenicale. La Reggia avrebbe fatto da sfondo a epici sorpassi, e questo aveva attirato numerosi fotografi da ogni dove. Insomma, lo sport e Caserta da lì a poco si sarebbero uniti come due amanti che si vedono una volta ogni dieci anni.

Formula 3

Scatta la fatidica ora e le monoposto si mettono in griglia. I preparativi sono ormai ultimati, i motori sono accesi, il semaforo lampeggia. Scatta il verde, si parte, non c’è più tempo.
Il rumore assordante dei motori squarcia il silenzio cittadino. L’eco si protrae lungo le strade, con i suoni che rimbalzano tra un palazzo e un altro. I vetri tremano, ma questo non sembra importare ai tanti presenti. Gli occhi sono fissi sulla pista, in attesa del passaggio di quei folli a bordo dei loro missili con le ruote. Prendono vita i primi sorpassi. Violente sterzate sono l’ultimo baluardo tra la vita e un palo della luce preso a oltre 180 km/h. Follia per pochi uomini come Tino Brambilia, Silvio Moser e la promessa italiana Geki Russo. Per un giorno eroi e beniamini di centinaia di persone.

L’incidente

Dopo sette giri ci sono due piccoli gruppi: quello di testa e quello di coda. In mezzo i tanti piloti che cercano la gloria o spingono per non affondare nel baratro. Nelle retrovie le auto di Fehr e Saltari si toccano e a quella velocità basta e avanza per ritrovarsi in guai seri. Lo svizzero Fehr esce illeso, ma il suo collega si rompe una gamba. Le monoposto danneggiate restano sulla pista. Sopraggiunge una terza auto, quella di Foresti, che per evitare le vetture si ritrova anch’essa contro un muro, senza gravi conseguenze. Nulla di serio penserete voi, ma all’epoca non c’erano telecamere aeree, cellulari, internet e whatsapp. Inoltre a bordo pista addetti e medici erano semplici volontari, ricordate? Ci pensa allora lo svizzero Fehr, uno dei piloti coinvolti, che prova a spostare a mano l’auto aiutato da alcuni presenti. Sforzo invano, il veicolo non si muove.

Formula 3

Passano i minuti, tutti si rendono conto che a breve arriverà il gruppo di testa. E così accade. Giunge a folle velocità chi cerca la prima posizione, ignaro di quelle auto danneggiate sulla pista. Alcuni riescono a evitarle, altri finiscono fuori strada. Nessun impatto fatale, almeno per ora. Il gruppo di testa effettua infatti un altro giro, e le auto danneggiate sono ancora lì. Fehr prova a segnalare agli altri piloti il pericolo, ma viene travolto dalla monoposto di Geki Russo. I due muoiono sul colpo. Sopraggiunge Tiger (pseudonimo di Romano Perdomi) che per evitarli si schianta contro un palo. Morirà diversi giorni dopo in ospedale.
La gara viene finalmente fermata, ma è decisamente troppo tardi. Tre piloti morti e vari feriti, tra cui alcuni del pubblico.

Conseguenze

Nei giorni seguenti si susseguirono varie proteste che portarono alla soppressione dell’edizione 1967. Ci si rese inoltre conto dell’impreparazione e dell’inefficacia dei vari sistemi di sicurezza nel mondo della Formula 3. Circuiti improvvisati in mezzo alle strade cittadine non erano certo l’ideale per l’incolumità dei piloti. Vennero così banditi, obbligando gli organizzatori ad utilizzare solo ed esclusivamente circuiti riconosciuti come tali. Accorgimenti presi troppo tardi, che hanno reso la città di Caserta tappa spartiacque della Formula 3 e delle corse in Italia.

Gabriele Roberti

Autore: Gabriele Roberti

Affascinato da sempre dal Lato Oscuro della Forza, abbandona in tenera età l’idea di diventare un Sith. Da quel momento ha iniziato a dedicarsi ad altro: gli studi, il lavoro, le ragazze e i tornei a Fifa. Dopo la laurea in lettere ha iniziato a scrivere senza sosta, arrivando a vedersi pubblicato su vari siti e blog come italiani.it.
Sogna un viaggio in estremo oriente, e di provare almeno una volta tutte le cucine del pianeta. In attesa ovviamente di una chiamata da Lord Fener…

Formula 3 a Caserta: il circuito cittadino in cui persero la vita tre piloti ultima modifica: 2017-04-24T19:27:03+00:00 da Gabriele Roberti

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