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La Grangia cistercense a Castello del Matese: di cosa si tratta?

grangia cistercense - quadro dell'epoca
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Ogni villaggio, paese o circoscrizione che si rispetti, appare un po’ come un microcosmo. In questi luoghi si avverte un senso di appartenenza e di comunità, dove ognuno agisce (o dovrebbe) per il bene della collettività. In questo senso, molto c’è da imparare dai cistercensi, antico ordine monastico fondato nel 1098 da Roberto di Molesme. Famoso in tutto il mondo, quest’ordine ha lasciato le sue tracce anche a pochi passi da noi, a Castello del Matese, grazie alla sua… Grangia cistercense! Scopriamo di più.

La Grangia cistercense: cos’è esattamente?

Forse non avete idea di cosa sia una grangia cistercense, e magari non avete mai neanche sentito nominare queste parole. In realtà la grangia ha avuto in passato un valore inestimabile, e la sua funzione davvero preziosa era legata, appunto, all’ordine dei cistercensi. Questo divenne noto grazie alla personalità di Bernardo da Chiaravalle, uomo di grande levatura. Dopo essersi convertito, entrò in uno dei monasteri più austeri esistenti all’epoca, quello di Cîteaux. I cistercensi, in sostanza, hanno sempre criticato aspramente il modo di vivere di alcuni monaci, troppo dediti al lusso e ai vizi della vita terrena. Quest’ordine infatti, si ispira alla regola benedettina ora et labora, per cui il lavoro manuale deve alternarsi a quello spirituale, senza distrazioni. I monaci cistercensi conducono infatti una vita contemplativa, mangiano cibi frugali, possiedono vestiti semplici e osservavano le liturgie. Anche le abbazie cistercensi erano strettamente connesse a questa linea di pensiero.

Grangia cistercense di Castello del Matese

La Vergine Maria appare a Bernardo da Chiaravalle, illustre esponente dei cistercensi (dipinto di Filippino Lippi)

La loro architettura, infatti, richiamava semplicità e funzionalità. Da qui la grangia cistercense, il cui nome deriva dal francese e sta ad indicare una sorta di fattoria, un luogo dove si produce il grano, con annesso un podere. La costruzione si presentava chiusa, ed era simile ad un capannone in cui veniva conservato il raccolto. Allo stesso tempo, poteva indicare anche un’azienda agricola che comprendeva, oltre alla grangia in senso stretto, anche case, terreni e pascoli. Nonostante la documentazione sia abbastanza scarsa in merito, sappiamo che ogni grangia doveva essere costruita a non più di un giorno di cammino l’una dall’altra (anche se spesso vi erano delle eccezioni). Per quanto poi le grangie non fossero dei monasteri veri e propri, vi si praticava un’ospitalità unica, tanto che si parlava di frater hospitalarius. Un piccolo mondo bucolico, dove una mano aiutava l’altra.

La Grangia cistercense di Casello del Matese: il Medioevo è vicino

Castello del Matese è un paesello di 1500 anime, ed è il primo centro abitato che si incontra procedendo verso il Lago del Matese. La Grangia cistercense di Castello del Matese venne posta a guardia della Valle Orsara, e di questa sono oggi rimaste diverse tracce. Molto probabilmente l’anno della realizzazione fu il 1227, e vide coinvolti i monaci dell’Abbazia di Santa Maria della Ferrara di Vairano Patenora. La nascita del monastero non avvenne sotto i migliori auspici, infatti alla sua costruzione si oppose strenuamente l’allora Vescovo di Alife. Dovette addirittura intervenire nella vicenda Papa Onorio III, per permettere alla suddetta abbazia di vedere la luce. Della struttura originaria sono purtroppo rimasti solo la torre adibita a piccionaia e un arco, oltre poi ai resti delle mura che fasciano il colle.

Grangia cistercense struttura

Esempio di Grangia cistercense, come doveva apparire quella di Castello del Matese (Immagine da castellodelmateseturismo.gov.it)

In questo luogo di lavoro e di preghiera, i monaci cistercensi accrescevano la loro conoscenza delle erbe officinali e delle cure mediche. In cambio di una parte del raccolto, inoltre, offrivano ricovero ai contadini e pastori qualora ne avessero avuto necessità. Spesso infatti attacchi nemici rischiavano di turbare la tranquillità della valle, perché l’area fungeva da forte difensivo. La piccola abbazia constava poi di una chiesetta, ospitava le celle dei monaci, e la torre colombaia era perfetta per tenere d’occhio la vallata tra Castello del Matese e San Gregorio. Probabilmente vi era anche un mulino con un frantoio, e l’intero complesso aveva una lunghezza di pressappoco 2,60 m. Erano presenti quattro porte d’accesso, e anche tre torri poste a distanza strategica dall’ingresso del paese. Profumo di storia e di natura, ancora una volta…a pochi passi da noi!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

La Grangia cistercense a Castello del Matese: di cosa si tratta? ultima modifica: 2019-03-27T11:05:59+02:00 da Marcella Calascibetta

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