CASERTA NEI SECOLI STORIE CASERTANE

I Borbone e il divertimento di corte: il ballo dell’orso!

Si sa, i re e le regine del passato avevano delle strambe e curiose abitudini. Sia per il loro status privilegiato, che per l’immenso stuolo di servitù che li accompagnava, sapevano bene come trascorrere le loro giornate. Napoleone amava cenare con posate d’oro per mostrare la sua immensa ricchezza, Caterina d’Aragona adorava la compagnia delle scimmiette, Cleopatra non mancava di detergere la sua soffice pelle con il latte d’asina. Forse non tutti sanno che… anche i nostri Borbone avevano delle particolarissime usanze, tra cui spicca sicuramente il poco conosciuto ballo dell’orso!

Il ballo dell’orso, un diversivo piuttosto particolare

La Reggia di Caserta, da sempre luogo di arte e cultura, un tempo è stata anche scenario di un simpaticissimo e licenzioso ballo, che fu ideato ai tempi in cui regnavano i Borbone. Si tratta del ballo dell’orso, danza alquanto controversa, sulla quale è stato scritto e detto di tutto. Questa usanza era perpetrata soprattutto nelle tenute reali, dove si organizzavano feste e succulenti banchetti. Si racconta che ad un certo punto della cerimonia, le donne nobili che avevano preso parte alla festicciola, si travestissero da pescatrici o predatrici, improvvisando una battuta di caccia. Gli esiti del ballo sono tutt’oggi sconosciuti, ma si crede che addirittura terminassero con delle vere e proprie orge, alle quali partecipava anche il sovrano!

Il ballo dell’orso in un dipinto satirico

L’orso? Una scelta non casuale

In verità, la scelta di questo animale specifico per celebrare un’abitudine goliardica dei regnanti non è stata accidentale. La nascita del ballo dell’orso, infatti, era molto più antica. Per le strade, all’epoca dei Borbone, si potevano ammirare dei veri orsi, che venivano tenuti legati con un catena e una museruola, e che erano costretti a stare dritti su due zampe, mentre un tamburo suonava. Le esibizioni di questo tipo si vedevano solitamente alle fiere settecentesche e ottocentesche, ed erano piuttosto diffuse. Quasi certamente la prassi era nata dalla sempre maggiore cattura che si faceva dei cuccioli di orso, tra le regioni del Lazio, Abruzzo e della Campania. Col passare del tempo, precisamente verso la fine  del Settecento, si iniziò a praticare un vero e proprio allevamento di orsi, in modo da portarli poi in giro per l’Italia, e farli esibire in quelli che erano considerati i luna park dell’epoca.

Il ballo dell’orso prevedeva una sottomissione dell’animale

Domenico De Marco rivelò nel documento Statistica del Regno di Napoli, pubblicato nel 1811, che i paesi dove era più in voga il ballo dell’orso erano la Spagna e la Gran Bretagna. Per questa ragione, non era raro vedere molti montanari campani trasferirsi in questi luoghi, con al seguito il loro orso ammaestrato, mentre si spostavano da una fiera all’altra. Nel Novecento, il ballo dell’orso continuò a movimentare gli ambienti più disparati, e furono tanti i musicisti che composero delle melodie dedicate a questo imponente e maestoso animale. Schumann ne scrisse due, mentre Mendelsshon compose una Danza dell’orso nel 1842. Questi brani, in seguito, divennero la colonna sonora di balli di coppia popolari, simpatici e con passi divertenti da eseguire. Il ballo dell’orso fa parte della cultura popolare nostrana, e di certo si classifica come una stranezza del tutto particolare!

 

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

I Borbone e il divertimento di corte: il ballo dell’orso! ultima modifica: 2018-03-07T15:56:00+00:00 da Marcella Calascibetta

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