ARTE PERSONAGGI

Eccellenze aversane: l’arte secondo Luigi Panarella

Linoleografia di Luigi Panarella

Aversa è una città dalle mille sfaccettature. Nota ai più per le sue peculiari opere architettoniche e le sue prodezze enogastronomiche, risulta meno conosciuta per i talenti a cui ha dato i natali. Vi abbiamo parlato qualche tempo fa di Giovan Battista Graziano, l’illustre pittore che impreziosì le più belle chiese aversane. Oggi vogliamo invece dedicare uno spazio importante ad un altro genio incompreso della nostra terra: Luigi Panarella, pluripremiato (e poco conosciuto) artista nostrano!

Luigi Panarella e la poesia su tela

Nel lontano 1915, ad Aversa, nacque un bambino di nome Luigi Panarella. Era un’assolata giornata di giugno, precisamente il 13. Fu decisamente un periodo difficile in cui venire alla luce, dal momento che la grande Guerra stava già imperversando tra le strade. Il contatto con quella realtà così dura e violenta, fece si che Luigi crescesse forse troppo presto, prima del tempo. Frequentò le scuole elementari nella sua città natia, per poi comprendere sin da piccolo di avere un dono: quello della creatività, della capacità di dare forma a questo fuoco sacro che sentiva dentro di sé. S’iscrisse presto all’Istituto d’Arte di Napoli, con le idee piuttosto chiare. Tra i suoi maestri più celebri non possiamo non menzionare Brancaccio e Viti. Fu da subito notato per le sue sorprendenti capacità, e per la sua originalità nell’esecuzione delle sue opere. Seguì un periodo costellato di successi.

Luigi Panarella, Linoleografia

Casale Nella Campagna Leborina. Linoleografia di Luigi Panarella (Foto Archimagazine)

Nel 1937 vinse il I premio nazionale ai Littoriali dell’Arte, mentre l’anno successivo partecipò alla XXI edizione della Biennale d’Arte di Venezia. Il suo dipinto, La scolara, fu così apprezzato dalla critica che nel ’38 Luigi riuscì ad esporre alla Domus Herculanea Artium. Si distinse anche in terra partenopea, prendendo parte al Concorso per il Manifesto Pubblicitario della IV Piedigrotta, a Napoli. Vinse anche in quel caso, e strinse un’intima e sincera amicizia con Gerardo Dottori, uno dei massimi esponenti del futurismo. Alla XXIII Biennale di Venezia la sua creazione, Orto di Guerra, suscitò un notevole scalpore, soprattutto tra i critici e gli esperti del settore. Il 1942 per Luigi Panarella fu un anno di rivalsa, sebbene la guerra lo avesse da sempre accompagnato come una presenza incombente e costante. Sei delle sue opere furono esposte alla XXII Mostra interprovinciale, svoltasi nell’Accademia delle Belle Arti di Napoli.

Una vita per l’arte, l’arte di una vita

Per quanto spesso la vita l’avesse portato lontano dalla sua Aversa, Luigi non la dimenticò mai. La prova di questo amore risiede nel fatto che spesso organizzò delle mostre nella sua adorata città, per quanto il suo talento fosse talmente cosmopolita da portarlo anche altrove. Nel 1971 espose a Milano con i più grandi maestri del suo tempo, tra cui De Chirico, Maccari e il controverso Sante Monachesi. Ottenne dalla critica il I premio al Concorso Internazionale Tavolozza d’Oro Marcona. Una delle sue creazioni è visibile nella piazza municipale di Trentola, dove Panarella realizzò un meraviglioso monumento ai Caduti. Intorno agli anni ’80 si dedicò alle sue ultime mostre, tenute nell’ex Galleria d’Arte Il Centauro, ad Aversa. Era qui che Luigi Panarella aveva vissuto, era qui che aveva coltivato la sua passione. Era a questa città che dedicava le vittorie che la sua sconfinata bravura gli aveva permesso di conquistare.

Luigi Panarella, opera

Il monumento ai Caduti di Trentola. Opera di Luigi Panarella (Foto Catalogo Generale dei Beni Culturali)

I colori così vividi dei suoi lavori, la delicatezza dei suoi soggetti femminili, e la materiale intensità delle sue nature morte: questo il talento di Luigi. Esso risiedeva nella semplicità, in quella genuina semplicità che forse abbiamo dimenticato in quest’epoca così rumorosa e movimentata. Il 5 agosto del 1983 la vita di Luigi Panarella si spense come fa la fiamma di una candela che lascia silenziosamente il palcoscenico della vita. Alla soglia dei 68 anni, Luigi Panarella aveva vissuto una vita ricca di soddisfazioni, che gli aveva riconosciuto i meriti che di fatto possedeva. La raffinatezza e la maestria di questo artista aversano, come quelle di tantissimi altri artisti poco noti al pubblico, vanno ricordate ma soprattutto celebrate. Panarella non fu solo pittore, ma anche scultore e scenografo, riuscendo a conferire ad ogni opera la sua personalissima impronta, originale come poche.

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Eccellenze aversane: l’arte secondo Luigi Panarella ultima modifica: 2019-05-13T10:03:39+02:00 da Marcella Calascibetta

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