PRODOTTI TIPICI E RICETTE

Melannurca, la Regina delle Mele: eccellenza casertana

Mela Annurca

Settembre è arrivato e, con esso, i leggendari propositi di dieta. Gli aperitivi estivi hanno tramortito la linea e in balia dei sensi di colpa, ci stiamo adoperando per seguire una corretta alimentazione. Immancabilmente, sui tavoli degli eroi da dieta, non può mancare la frutta. Oggi vi vogliamo parlare di una vera perla fra i frutti di produzione casertana: la mela annurca (o Melannurca). Definita «regina delle mele», è presente sulle nostre tavole da oltre due millenni. Nata a Napoli, è attualmente coltivata nelle zone di Valle di Maddaloni, a confine con Benevento, e nell’Alto Casertano. Dal sapore particolare e dall’altrettanto tipico sistema di coltivazione, facciamo un breve excursus sulla sua storia, caratteristiche e proprietà.

Un frutto dalle antiche origini

La regina delle mele, nasce probabilmente due millenni fa. Ne abbiamo testimonianza da antichi affreschi ritrovati nella Casa dei Cervi, degli scavi di Ercolano.

Affresco Romano Ercolano

Un origine che, Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, colloca nell’area di Pozzuoli: della città, ne avrebbe preso l’alone un po’ sinistro, conservandolo nella propria nomenclatura. Da dove nasce, infatti, il connotato annurca? Sia nella letteratura latina che nelle semplici credenze popolari, Pozzuoli viene considerata la sede degli inferi. Plinio, descrivendone la vasta produzione, le definisce Mala Orcula, ovvero prodotta dall’Orco, inteso quale oltretomba. Definito «frutto degli inferi», viene citato successivamente da Gian Battista della Porta, nel suo Pomarium:

«[…] le mele che da Marrone, Columella e Microbio sono dette orbiculate, provenienti da Pozzuoli, hanno la buccia rossa, da sembrare macchiate nel sangue e sono dolci di sapore, volgarmente sono chiamate Orcole […]»

Quindi, nel XVI secolo il nome Orcola era ancora utilizzato per indicare il frutto e la sua leggendaria provenienza demoniaca; nel corso dei secoli, diviene «anorcola» e poi «annorcola», per essere poi etichettata definitivamente nel 1876 (Manuale di Arboricoltura del botanico Giuseppe Antonio Pasquale) come mela annurca. Un’evoluzione che non si limita solo all’etimologia: complici i diversi cambiamenti climatici e morfologici, l’area di produzione si sposta dal napoletano all’area aversana e nel “quadrilatero” al confine tra Sannio e Caserta (Valle Maddaloni, Sant’Agata dei Goti, Melizzano e Dugenta) e, successivamente, Alto Casertano.

Raccolta e maturazione della mela annurca

Un prodotto divenuto tipico della Campania Felix e che, oltre il pregiato gusto, è caratterizzato da una necessaria e complessa tecnica di coltivazione. La semplice raccolta dall’albero è infatti assolutamente controproducente e inutile: si correrebbe il rischio di raccogliere mele completamente acerbe. Il motivo? La stessa struttura del frutto, dal peduncolo che si aggira dai 7 ai 14 mm (quindi particolarmente corto) non permette il giusto sostentamento al ramo necessario per la maturazione. Dunque, intorno alla metà di Settembre, con il buon tempo e premurandosi di non bagnarle neanche con una goccia di rugiada, i contadini raccolgono a mano le mele, riponendole in appositi «melai»: ovvero degli appezzamenti di terreni dalla larghezza non superiore al 1,5 mt.

Mela Annurca Coltivazione

Uno dei tipici melai di Valle di Maddaloni

Qui l’agricoltore, costruisce dei veri e propri «letti» con materiale soffice, sui quali vengono adagiate le mele: queste sono disposte in fila, esponendo la parte meno arrossata alla luce. Per evitare le intemperie o l’eccessiva esposizione al sole, gli agricoltori hanno la consuetudine di coprirle con enormi telai. Il tempo di permanenza nei melai, si aggira intorno ai due mesi o poco più. In questo lasso di tempo, le mele vengono giornalmente innaffiate durante le ore serali così che non perdano acqua o marciscano; inoltre ogni 15 giorni vengono «passate», ovvero girate per far si che la totalità del frutto venga esposto al sole.

Un procedimento che richiede molta cura ed attenzione e che termina verso la metà di Dicembre: e come ben sappiamo, l’annurca è sulle nostre tavole imbandite a terminare gli enormi e lunghi pasti natalizi.

Caratteristiche e proprietà

Sulla mela annurca campana, attualmente vige il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta); questi viene attribuito nei casi di prodotti la cui particolare qualità è strettamente connessa alla zona geografica di provenienza. Un prodotto che tuttavia ha subito una battuta d’arresto nella produzione, nell’immediato dopoguerra, rischiando di scomparire. Negli anni 50/60, fu sostituito dalle più grosse mele americane che, indubbiamente, presentavano dei costi di produzione molto più ridotti e non necessitavano del particolare processo di maturazione. Ma fu, come si suol dire, solo una cotta passeggera: la mela annurca tornò ad essere, oltre che regina del gusto, anche regina della produzione. Si ritiene infatti che ne vengano prodotte annualmente, oltre le 60.000 tonnellate!

Mele Annurca E1469774292666 1

Ma cosa la contraddistingue dalle altre mele? L’annurca ha una forma appiattita o sferoidale molto più piccola rispetto le altre tipologie di mele. Ha una buccia spessa dal colore rosso intenso e una polpa bianca appena sotto l’epidermide e, al palato, è croccante sin dal primo morso. Un «crock» piacevole a cui si accompagna una dolce succosità, dal retrogusto leggermente acidulo.

Per non parlare delle sue salutari caratteristiche. La regina delle mele è altamente nutritiva per la presenza di vitamine (B1, B2, PP e C) e minerali (potassio, ferro, fosforo, manganese). Ha funzione diuretica, è ricca di fibra e particolarmente adatta ai bambini ed agli anziani. Presenta anche un ottimo rapporto acidi/zuccheri, che garantiscono un funzione gastroprotettiva, capace di combattere le malattie gastriche dovute all’azione di radicali liberi. Infine, è fortemente consigliata nelle diete dei diabetici. «Una mela al giorno leva il medico di torno», a dimostrazione che i detti antichi non si sbagliano mai!

Un frutto amato anche da…

Vi lasciamo con una piccolissima chicca. Fra i grandi estimatori di tale eccellenza, si annovera il Edoardo De Filippo. Edoardo, passando per caso fra le zone campestri a confine fra il Sannio ed il Casertano, rimase particolarmente colpito dal paesaggio rossastro donato dai melai. Studiò l’amore e dedizione che i contadini riservavano al frutto, tanto da dedicarne un passo nella sua opera De Pretore Vincenzo!

«Tu vedi una processione di carretti carichi di mele rosse che mandano un profumo per tutta la campagna: quelle di prima scelta vengono a Napoli, e da Napoli se ne vanno per il mondo, e quelle piccole, bacate, restano in paese, per la gioia dei porci, e per sfamare noi. Ma tante mele! Tu le vedi a ceste, a cumuli, a cataste, casa per casa, bottega per bottega, tutte mele, mele, mele, mele…»

Eduardo De Filippo 30anni3 1000x600

Edoardo De Filippo

Ed ora, non ci resta che aspettare che i frutti maturino!

Giulia Gelsomino

Autore: Giulia Gelsomino

Inseguitrice poco atletica di chimere, laureata in Giurisprudenza, leggo il mondo e scrivo baggianate per passione, mangio cioccolata e ingurgito serie tv. Nei miei rari contatti con la realtà, scatto foto e racconto della Caserta che amo.
In attesa di accalappiare la chimera giusta, sia chiaro.

Melannurca, la Regina delle Mele: eccellenza casertana ultima modifica: 2018-09-06T11:44:22+00:00 da Giulia Gelsomino

Commenti

To Top