ARTE CURIOSITÀ

Rivivere il Medioevo con il Museo della tortura di Antonio Cambio

Img 20181017 Wa0012

Il Basso Medioevo è l’età dei castelli, delle cattedrali, degli amanuensi dediti alla loro minuziosa attività. Ma è anche l’epoca dei tribunali inquisitori, della caccia alle streghe e dell’uso della tortura. Il progetto Museo della tortura intitolato Il tormento dell’Anima si propone di fare luce proprio su questi argomenti. Siete pronti per  un viaggio tra le sofferenze e le atrocità di quel periodo?

Come nasce il progetto del Museo della tortura?

Per comprendere l’origine del museo della tortura dobbiamo ripercorrere la storia del suo artefice: Antonio Cambio. Chi è costui? Nato a Pratella e residente a Vairano, è un casertano a tutti gli effetti. La sua passione per il Medioevo sboccia a soli 4 anni durante la visita al castello di Gradara. Affascinato dall’atmosfera del luogo, dai costumi e dai giochi di cavalieri ha fatto di quel periodo storico il suo hobby. Antonio è riuscito a portare lo spirito medioevale a Vairano. Infatti, nel 2001, ha coinvolto la popolazione in una sfilata in vesti di quell’epoca. Nel 2003 è diventato fautore della famosa Festa Medioevale al borgo organizzata dalla Pro Loco. Nel 2011 ha fondato, insieme a Pierluigi Pulcino e Toni Napolitano, l’associazione Vita Antiqua per rievocare arti e mestieri antichi.

arti e mestieri del Medioevo

Il Pellaio e le sue lavorazioni

In Vita Antiqua rivive la figura del pellaio, del candelaio, dello speziale, del battitore di moneta…  Nell’ambito di questa associazione, Antonio si cala per la prima volta nelle vesti di un inquisitore. E da qui trae origine l’idea per un progetto più corposo sulle torture utilizzate nei processi dell’Inquisizione. Nasce così Il tormento dell’Anima, una forma di museo itinerante che si sposta di castello in castello. Ma Antonio, ci confida, che sta lavorando affinché il suo progetto trovi presto una dimora fissa. In questo modo l’iniziativa potrà trasformarsi in un museo riconosciuto a tutti gli effetti. Uno dei meravigliosi castelli dell’Alto Casertano sarà la location. Quale castello? Al momento è un segreto, ma vi terremo aggiornati!

Il Museo della tortura ci riporta indietro nella storia

Il periodo dell’Inquisizione fa da sfondo al Museo della tortura. Infatti, nel Basso Medioevo, si diffusero movimenti eretici contrari ai principi della Chiesa. Per contrastarli vennero istituiti dei tribunali ecclesiastici. Qui si svolgevano i processi alla presenza di un notaio. Nel concetto d’eresia erano inclusi anche peccati come lussuria, blasfemia, tradimento, sodomia e stregoneria. L’obiettivo dell’inquisizione non era di condannare il sospettato. Ma si voleva redimere la sua anima riportandolo in seno alla Chiesa. Erano gli inquisitori, nominati dal papa, ad avere il compito di ricercare e giudicare gli eretici. Essi operavano come veri e propri investigatori. Dovevano essere persone rette, dotte e scrupolose.

l'inquisitore nel Medioevo

Antonio Cambio nelle vesti di un inquisitore

Come si svolgeva un processo inquisitorio?

L’inquisitore prima di dare inizio ad un processo emanava due editti. Il primo, detto di fede, chiamava i cittadini a denunciare gli eretici. Il secondo, detto di grazia, esortava l’eretico a presentarsi spontaneamente, entro un termine, per il perdono. Era necessaria l’accusa di almeno due persone contro lo stesso individuo e di prove schiaccianti per avviare un processo. (Per l’accusa di stregoneria la detenzione di erbe o la vicinanza ad un gatto o un gallo nero erano considerate prove sufficienti.)

Eretici Al Rogo museo della tortura

Una volta accertata la colpa, il sospettavo, veniva condotto nel tribunale inquisitorio e interrogato. Se non c’era una confessione spontanea ed immediata allora la si estorceva tramite dolorose torture. La condanna prevedeva pene diverse a seconda della colpa. Potevano essere imposti pellegrinaggi o il digiuno e nei casi più gravi il carcere perpetuo. Al rogo, invece, finivano gli eretici recidivi e coloro che avevano colpe gravi o si rifiutavano di pentirsi.

Le macchine della tortura del Il tormento dell’Anima

Il Museo della tortura presenta anche l’Inquisizione Spagnola di cui la monarchia si servì per affermare il proprio potere. Aneddoti e curiosità sui personaggi e le figure più curiose e spietate dell’epoca allietano le spiegazioni didattiche. Inoltre, spettacoli teatrali contribuiscono ulteriormente a ricreare l’atmosfera che si respirava durante un processo inquisitorio. Ma la particolarità del Il tormento dell’Anima è la possibilità per il visitatore di toccare con mano le macchine di tortura.

torture riprodotte per il museo di Antonio Cambio

Il museo ruota intorno al 1252, anno in cui papa Innocenzio IV emise la bolla Ad extirpanda. Il papa rese applicabile nei tribunali inquisitori l’utilizzo della tortura per estorcere confessioni. Le macchine di tortura erano pensate non per causare la morte del torturato, ma per infliggergli un supplizio indescrivibile. È facile pensare che per sottrarsi alle mostruose sofferenze anche gli innocenti confessavano qualsiasi cosa sotto martirio.
Il museo vanta ricostruzioni reali (scala uno a uno) dei principali strumenti di tortura dal Medioevo fino al Rinascimento. Si tratta di macchine perfettamente funzionanti. Per ognuna viene spiegato il meccanismo d’utilizzo attraverso dimostrazioni.

Alcuni esempi di strumenti di tortura riprodotti da Antonio Cambio

1) La gogna formata da due tavole in legno sovrapposte. Dall’incontro delle due si formano tre fori ove si inserivano la testa e le braccia del torturato. Non si aveva modo di liberarsi dalla scomoda posizione che rappresentava appunto una tortura crescente al passare del tempo. La gogna era utilizzata anche come strumento di punizione per peccati minori. In tal caso, essa veniva posta nelle piazze esponendo il prigioniero allo scherno di tutti. 2) La garrota è uno strumento di tortura già utilizzato all’epoca dell’Impero romano e poi diffuso nel Medioevo soprattutto in Spagna e Portogallo. È costituita da una sedia con schienale alto. Allo schienale è fissato un anello di ferro che veniva stretto al capo del torturato facendo girare una vite.

la tortura della Garrota

Dimostrazione utilizzo Garrota

3) La culla di Giuda consiste in un complesso sistema di corde che tenevano sospeso il martoriato al di sopra di un cavalletto dalla punta affusolata. Il movimento delle corde era predisposto in modo da consentire la penetrazione della punta nell’ano o nei genitali. Ciò causava strazianti dolori e spesso svenimenti. Il supplizio della tortura era dovuto anche all’impossibilità del torturato di rilassare il corpo e quindi di poter dormire. Proprio per questa ragione lo strumento è chiamato anche veglia. 4) La Cremagliera è una tortura di origine egizia. È costituita da un tavolo in legno su cui il torturato veniva sdraiato e legato agli arti da corde collegate ad una maniglia. Quando il torturatore girava la maniglia, le corde tiravano gli arti del malcapitato provocando stiramento e rottura delle ossa.

la tortura della Culla di Giuda

Culla di Giuda

Dunque il Museo della tortura è un progetto innovativo per appassionarsi alla storia vivendola, assaporando direttamente gli usi, i costumi e gli orrori che l’uomo ha concepito. Un modo per aprire le coscienze e imparare dagli errori del nostro passato.

Per ulteriori info e per conoscere i prossimi eventi dove incontrare il Museo della tortura rimandiamo alla relativa pagina Facebook.

Luisa Masiello

Autore: Luisa Masiello

Laureata in Economia e Management ma da sempre affascinata da ogni forma d’arte: scrittura, poesia e pittura sono il suo passatempo preferito… Il suo sogno nel cassetto? Come ogni desiderio resta celato in attesa di diventare realtà.

Rivivere il Medioevo con il Museo della tortura di Antonio Cambio ultima modifica: 2018-10-30T11:57:18+00:00 da Luisa Masiello

Commenti

To Top