ALLA SCOPERTA DELLA REGGIA ARTE

Nel parco di Caserta, il tributo di Montale alla Reggia

Nel parco di Caserta - Giardino Inglese

La bellezza della Reggia di Caserta e del suo parco sono state, negli anni, fonte di ispirazione per grandi esponenti del mondo dell’arte e della scrittura. Tra essi non fa eccezione il genovese Eugenio Montale, il quale volle dedicare dei versi sontuosi al giardino della residenza borbonica. La poesia, inserita nella raccolta Le Occasioni (1928 – 1939), si intitola Nel parco di Caserta.

Nel parco di Caserta di Eugenio Montale

La poesia Nel Parco di Caserta fu scritta con ogni probabilità in occasione di una visita che Montale fece alla Reggia borbonica. Stando ad un saggio realizzato da Cristiano Spilla, i versi sorsero nella mente dell’autore all’interno del Giardino Inglese. Eccoveli:

Nel parco di Caserta - Eugenio Montale
Il poeta Eugenio Montale. Fonte: RestaurArs

Nel parco di Caserta

Dove il cigno crudele
si liscia e si contorce,
sul pelo dello stagno, tra il fogliame,
si risveglia una sfera, dieci sfere,
una torcia dal fondo, dieci torce,

– e un sole si bilancia
a stento nella prim’aria,
su domi verdicupi e globi a sghembo
d’araucaria,

che scioglie come liane
braccia di pietra, allaccia
senza tregua chi passa
e ne sfila dal punto più remoto
radici e stame.

Le nòcche delle Madri s’inaspriscono,
cercano il vuoto.

Dall’immagine della natura alla condizione esistenziale dell’uomo

L’incipit della poesia Nel parco di Caserta racconta una scena comune osservata dall’autore. Montale, seduto in riva allo stagno del Giardino Inglese, osserva un cigno che egli etichetta come crudele, battagliero, che si dimena nell’acqua, si liscia e si contorce. All’improvviso, nell’acqua appare una sfera, dieci sfere, che si trasformano, ai suoi occhi, in una torcia dal fondo, dieci torce. Questa fonte sembra moltiplicarsi sull’acqua che si increspa in seguito al movimento del cigno, che crea una scia di luce sospesa.
Il trattino con cui comincia la seconda strofa sembra essere uno stacco netto dalla scena iniziale. È questo il momento in cui il poeta si rende conto che quella luce, che gli sembrava venire dal fondo dello stagno, altro non è che il sole, che si specchia sulle acque assieme alle chiome dell’aucararia (una conifera), i cui rami sembrano braccia di pietra che si intrecciano nel riflesso del laghetto.

Due cigni Nel Parco Di Caserta
Due cigni nuotano in vasca del parco della Reggia di Caserta. Fonte: Comunico Caserta

Goethe e il senso di smarrimento

È qui che l’immagine naturale scaturisce in Montale una riflessione profonda dell’inesorabile e cupa concezione dell’esistenza, che travolge l’uomo senza possibilità di ribellione. Essa, infatti, allaccia / senza tregua chi passa / e ne sfila dal punto più remoto / radici e stame. Gli ultimi due versi sono quelli di maggiore difficoltà interpretativa. La figura delle Madri è un colto riferimento a Goethe. Nel Faust, infatti, esse regnano in un mondo spirituale che sta dietro la realtà sensibile e sono il segno ultimo del destino. Il battito delle loro nocche, alla ricerca del vuoto diventa così un’immagine di smarrimento nei confronti della vita, il cui senso è tanto profondo quanto incomprensibile. Ed è la ricerca dello stesso, così affascinante e complicata, l’attività vana e incessante dell’uomo, il cui desiderio, però, è destinato a rimanere insoddisfatto per sempre.

Luigi Bove

Autore: Luigi Bove

Amante della scrittura, dell’arte, del calcio e della vita. Filosofo mancato, sportivo mancato, studioso..mai stato. Mi piace scoprire i vari aspetti del mondo, restando sempre legato alla mia città, Caserta.
Nel parco di Caserta, il tributo di Montale alla Reggia ultima modifica: 2019-09-02T12:08:28+01:00 da Luigi Bove

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