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Palazzo al Boschetto: la Villa Suburbana sconosciuta ai Casertani

Palazzo al Boschetto

Prima ancora dei Borbone, della loro dinastia e della residenza reale che li ha resi celebri in tutto il mondo, Caserta era dominata da un’altra grande e importante famiglia: gli Acquaviva. Questi governarono il feudo di Caserta dal 1509 al 1634. Fu proprio in questi anni che l’illustre famiglia dotò la città di palazzi principeschi e giardini che ricordano luoghi ameni e tranquilli. Il Palazzo al Boschetto è una delle dimore degli Acquaviva degne di nota, purtroppo oggi abbandonata a sé stessa.

Palazzo al Boschetto e la costellazione d’Ercole

Fu Andrea Matteo Acquaviva d’Aragona a commissionare l’opera all’architetto toscano Giovanni Antonio Dosio all’inizio del XVII secolo. Il giovane principe trasformò totalmente lo stato di Caserta in una ricca corte principesca. Ai primi decenni del 1600 risale infatti anche l’ampliamento del palazzo residenziale degli Acquaviva (oggi sede della Questura e Prefettura) ed il Palazzo del Belvedere di San Leucio.

Il Palazzo al Boschetto, chiamato così perché si trova nell’attuale Bosco Vecchio inglobato nel Parco della Reggia, era una dimora che «aveva un aspetto più intimo e riservato, era più una villa che un palazzo». È così che lo descrive l’architetto Lucia Giorgi studiosa appassionata della famiglia Acquaviva.

Palazzo al Boschetto

La graziosa Villa Suburbana che si incontra percorrendo via Passionisti, nella sua costruzione rimanda a quelle romane. Dal giardino ricco di fontane, statue e ninfei, al labirinto costruito solo per dilettare gli ospiti.
Ciò che è insolito e originale è la sua pianta a forma di trapezio. Questa, infatti, ricorda molto la costellazione d’Ercole, divinità alla quale è dedicata una sala della villa e, non a caso, toponimo della zona dove sorge l’edificio.

Le sale interne e le meravigliose volte affrescate

Il complesso è costituito da tre ingressi. Il principale, dal quale si accede alla prima sala denominata Giuditta e Oloferne, è formata da un vestibolo con archi decorati. Seguono poi le altre sale interne che prendono i nomi dai temi rappresentati sulle volte. Quella di Ercole, la Sala del Paradiso Terrestre e quella della Giustizia. Gli affreschi sono stati realizzati di diversi artisti noti. Alcuni sono stati attribuiti alla bottega del pittore Belisario Corenzio, altri al pennello del fiammingo Agostino Pussè.

Sala di Giuditta e Oloferne

Sala del Paradiso Terrestre.

Questi ricordano perlopiù motivi mitologici e cristiani. Inoltre, secondo la Dott.ssa Giorgi, in molti dipinti sono celati simboli astrologici, alchemici ed esoterici.

Il Palazzo al Boschetto negli anni fino ad oggi

Come spesso capita, dopo la morte del suo committente nel 1634, il palazzo fu ceduto ai duchi Caetani che, dopo qualche anno, furono costretti a svendere l’intero stato di Caserta a Carlo di Borbone a causa di ingenti debiti.
Il palazzo divenne quindi residenza degli impiegati dell’Intendenza durane gli anni di costruzione della Reggia e fu dimora anche di Luigi Vanvitelli. Nell’Ottocento venne quindi trasformato in fabbrica di panni di lana e stamperia di tessuti di cotone fino a diventare oggi, Demanio militare in consegna al Ministero della Difesa. La villa rientra nel progetto di riassegnazione degli spazi dell’intero complesso della Reggia e sarà parte del sito vanvitelliano entro il 2020.

Intanto le occasioni per poter visitare questo piccolo gioiellino casertano sono state negli anni davvero rare. L’ultima apertura straordinaria risale al gennaio 2017 per l’evento Passeggiate Reali. Casertani e non risposero positivamente all’evento e l’affluenza fu davvero impressionante tanto da attirare l’attenzione di TG e stampa regionale. Tutto ciò dovrebbe far riflettere su quanto sia importante e necessario riportare il Palazzo al Boschetto agli antichi splendori per pote esser messo a disposizione della comunità come sito culturale e museale.

 

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Autore: angelaorlando

Amo viaggiare senza navigatore, scoprire posti nuovi, camminare, perdermi.
Mi piace mangiare, parlare con la gente, scrivere racconti, sperimentare. Non mi separo mai dalla mia reflex e dal mio pinguino di peluche con il quale ho già girato quattro continenti. Vivo per emozionarmi, per collezionare cartoline, spille da ogni dove e tramonti.

Palazzo al Boschetto: la Villa Suburbana sconosciuta ai Casertani ultima modifica: 2017-07-28T19:04:38+00:00 da angelaorlando

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