ARTE CASERTA NEI SECOLI MONUMENTI

L’area archeologica del Porto di Mola: una vera e propria… scoperta!

Porto di Mola

Senza il nostro passato, non esisterebbe il nostro futuro. Indagare con attenzione ciò che l’umanità si è lasciata alle spalle è di certo un modo per guardarsi dentro, in un certo senso. Poter attingere ai saperi antichi e alle informazioni che la Storia ci concede, rappresenta un felice sistema per conoscere il nostro essere nel profondo. Un senso di appartenenza al tempo che fu, che non lascia spazio alle teorie, ma fa parlare i fatti. La storia nella Storia che oggi vi raccontiamo riguarda l’area archeologica del Porto di Mola, a Rocca d’Evandro.

La Storia inaspettata: il Porto di Mola

Nella vicina Rocca d’Evandro, precisamente nella frazione di S. Maria di Mortola, venne rinvenuto nel 1992 un sito archeologico. Caratterizzata da un ampio terrazzo di origine alluvionale, l’area è delimitata ad ovest da un’ansa del fiume Garigliano, e a nord dal cosiddetto Porto di Mola. Le intensissime campagne di scavo che furono intraprese su disposizione della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, vennero effettuate nei mesi di giugno e luglio del 1992 e nel marzo del 1993. Questi decisivi e impegnativi lavori di rinvenimento portarono alla luce resti di strutture di origine romana, relativi al periodo tra il II sec a.C. ed il I sec. d.C. Gli studiosi compresero che quel sito doveva aver ospitato all’epoca un quartiere artigianale per la produzione di anfore vinarie, destinate all’esportazione ed alla commercializzazione in tutto il bacino del Mediterraneo. Oltretutto, emersero anche i resti di due strade romane.

Pavimentazione dell'area (Foto da CDSC Onlus)

Pavimentazione dell’area (Foto da CDSC Onlus)

Una parte era caratterizzata da basoli di lava trachitica scura, ed era considerata la strada principale. Costeggiava la riva sinistra del fiume, collegando la via Appia con la via Latina. L’altra strada, fatta di basoli di calcare bianco locale, era perpendicolare al tratto iniziale della prima, e seguiva la direzione del corso d’acqua. Questa disposizione nasceva dalla necessità del quartiere di essere vicino al punto di imbarco, per uno spostamento più agevole verso il porto di Minturnae. Gli archeologi suddivisero l’area in tre parti: nella prima trovarono strutture murarie e materiali di uso comune; la seconda ospitava scarso materiale archeologico, ed era probabilmente posizionata tra il quartiere artigianale e la terza zona. Quest’ultima conservava invece strutture murarie di alcuni ambienti.

Un’area ricca di commerci e di produzioni artigianali

La storia dell’area archeologica del Porto di Mola, però, non finisce qui. Oltre a quanto già riportato, furono ritrovati dei frammenti di contenitori per la pece, che testimoniano la produzione dello scuro composto. Quest’attività era molto sviluppata nella zona, come anche nella vicina Minturnae. Lo sfruttamento dei boschi, poi, consentiva la crescita qualitativa della parte urbana. Prova ulteriore della vivacità dell’area è stata anche la scoperta di diversi cocci di anfore e tegole. Alcuni di questi riportavano dei bolli che recavano gli antroponimi dei servi della gens Lucceia. Questa importante famiglia romana viene menzionata in svariati documenti, ed era attiva nella zona dei Campi Flegrei, a Puteoli e a Cuma.

Un esempio di com'era organizzata l'area commerciale ai tempi dell'Impero Romano

Un esempio di com’era organizzata l’area commerciale ai tempi dell’Impero Romano

Il loro potere commerciale era immenso, sebbene non vi sia certezza che i Luccei flegrei siano gli stessi di quelli citati sulle anfore e le tegole del sito del Porto di Mola. In epoca tardo-repubblicana non era raro che vi fosse corrispondenza tra il luogo di fabbricazione delle anfore vinarie e il luogo del loro imbarco. Il punto di forza maggiore era di certo la vicinanza del sito al fiume e alla rete stradale, che agevolava ogni tipologia di commercio. La faceva da padrone quello del vino, il quale giungeva all’interno della regione per essere travasato nelle anfore fabbricate nella zona del Porto di Mola. Appare chiaro come l’area archeologica del Porto di Mola abbia favorito l’acquisizione di una serie infinita di informazioni, che ancora oggi risultano indispensabili per capire meglio il nostro territorio.

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

L’area archeologica del Porto di Mola: una vera e propria… scoperta! ultima modifica: 2018-11-19T11:00:13+00:00 da Marcella Calascibetta

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