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Roccamonfina: quando un vulcano spento ha ancora tanto da dire

Vulcano di Roccamonfina ( foto di Carlitosbig)

Il nostro territorio rappresenta una fonte inesauribile di informazioni, sia sulle sue antiche caratteristiche, che sul nostro passato. Nei secoli, grazie alla perizia degli studiosi, si è potuto scoprire moltissimo circa le testimonianze dei popoli che ci hanno preceduto. Non sono solo i reperti archeologici, però, a parlarci della nostra terra, ma anche la terra stessa! Oggi vi parliamo del vulcano di Roccamonfina, che tutt’ora (seppur inattivo) è oggetto di indagine e di minuziosa ricerca.

Un vulcano speciale e la sua storia millenaria

Il vulcano di Roccamonfina sorge nel Parco regionale di Roccamonfina – Foce Garigliano, istituito nel 1999. È spento da moltissimo tempo, infatti la sua attività eruttiva è datata tra 630.000 e 50.000 anni fa. Il territorio occupato da questo tranquillo vulcano copre un’area di circa 450 kmq, per un diametro di base di circa 15 Km. L’edificio vulcanico ha un’altezza di 1006 metri, e la sua cinta calderica conta un diametro di oltre 6 Km. Il vulcano di Roccamonfina vanta delle misure davvero importanti, ed è addirittura più grande del Vesuvio, con il quale ha in comune la struttura morfologica. Il vulcano di Roccamonfina è definito vulcano poligenico, cioè è stato originato da più eruzioni, con una caldera sommitale derivata dal collasso del vulcano precedente. Nella stessa regione, vi si edifica un nuovo vulcano, che nel caso di Roccamonfina è rappresentato dall’effusione dei domi Lattani.

Veduta del vulcano di Roccamonfina

Veduta del vulcano di Roccamonfina

La storia del vulcano di Roccamonfina è stata suddivisa in tre grandi periodi eruttivi, divisi da momenti di quiescenza, durante i quali si sono verificate importanti variazioni nelle modalità eruttive. Durante questo lasso di tempo, fuoriuscirono numerosissimi prodotti piroclastici e lava.

La vulcanologia: Roccamonfina docet

Il vulcano di Roccamonfina non rappresenta solo un elemento fondamentale della storia e della vita della città, ma anche un importante contributo per lo studio dei vulcani. Oltre alla bellezza dell’enorme castagneto che impreziosisce la zona, il vulcano consente di studiare i vulcani estinti, e questo è estremamente importante. Essi rappresentano la vera testimonianza di quanto è accaduto in passato, e capire ciò permetterebbe di prevedere anche le attività future. Considerare le diverse epoche evolutive del vulcano di Roccamonfina, e studiarle con cura, farebbe conoscere tutte le fasi e le modalità attraverso cui questi vecchi vulcani sono cambiati nel tempo. Queste informazioni renderebbero più semplice lo studio dei vulcani attuali, come per esempio il Vesuvio, soprattutto nel caso in cui mostrino similitudini tra di loro.

Parco regionale del vulcano di Roccamonfina (foto di Emanuele Santoro)

Parco regionale del vulcano di Roccamonfina – foto di Emanuele Santoro

Il crollo di una parete del vulcano di Roccamonfina, permise poi la formazione di un piccolo bacino d’acqua, che però si prosciugò col tempo. Prima del grande crollo che avvenne al centro del vulcano, il monte raggiungeva quasi un’altezza pari a 3000 metri. Questo dato fa pensare che questo vulcano abbia molto in comune quindi, non solo con il Vesuvio, ma anche con l’Etna. Di certo questo paesaggio magnifico merita di essere visitato, perché il vulcano di Roccamonfina dice moltissimo, pur rimanendo in silenzio!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Roccamonfina: quando un vulcano spento ha ancora tanto da dire ultima modifica: 2018-04-03T16:31:30+00:00 da Marcella Calascibetta

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