CHIESE

L’abbazia benedettina di San Pietro ad Montes: un bene FAI da preservare

Facciata San Pietro Ad Montes

L’abbazia di San Pietro in Montes, alle pendici del Monte Virgo presso la frazione casertana Piedimonte di Casolla, verso Casertavecchia, è un piccolo gioiello nascosto. Pur appartenendo al FAI (Fondo Ambiente Italiano) è scarsamente conosciuta anche dagli stessi Casertani, poiché chiusa al pubblico se non per occasioni particolari.
Simile alla basilica di Sant’Angelo in Formis per storia e decorazioni, tanto da essere chiamata basilica gemella, e alla Cattedrale di San Michele Arcangelo di Casertavecchia, San Pietro ad Montes ha sicuramente avuto una sorte meno fortunata.
Seppur celi al suo interno affreschi meravigliosi, questi sono in stato di abbandono, aspettando un restauro definitivo per non subire un irrimediabile deterioramento.

Dal tempio di Giove Tifatino all’abate Desiderio

Il primo nucleo della basilica probabilmente risale alla metà dell‘XI secolo, in pieno Medioevo. Nonostante ci siano fonti certe riguardo l’edificio religioso soltanto a partire dal 1165, la struttura richiama i dettami costruttivi dell’abate Desiderio. Questi, di discendenza longobarda, prima di diventare Papa Vittore III era labate di Montecassino, a cui facevano capo anche i monaci benedettini in provincia di Caserta.
L’esigenza di costruire una basilica alle pendici del Monte Virgo fu data, quindi, dalla volontà di esprimere il potere dell’ordine monastico al di fuori del territorio di Cassino, ma non solo. Fonti antiche, non riscontrate da ricerche archeologiche, attestano che la chiesa di San Pietro era sorta sui resti del tempio di Giove Tifatino.

Campanile San Pietro Ad Montes

Questa tesi sarebbe plausibile per la presenza di numerosi materiali di spolio, reimpieghi, usati come materiale edilizio per la costruzione della basilica. Era ben noto, inoltre, che gli edifici sacri fossero posti sulle spoglie degli antichi templi pagani, ad affermare il Cristianesimo sul paganesimo.
Tutto ciò non basta ad affermare con precisione che la basilica di San Pietro sorgesse sulle rovine del tempio del padre degli dei, di cui non si sa dove sia l’ubicazione precisa. Nonostante ci siano stati dei ritrovamenti nel comune di Casagiove, che dal toponimo richiama la presenza di un culto a Giove, l’ipotesi è un’altra. Il tempio, infatti, è stato assimilato a resti di strutture sulla sommità del Tifata, nel territorio di San Prisco. Ciò nonostante la basilica di San Pietro ad Montes conserva numerosi marmi e calcari antichi, specialmente per quanto riguarda le colonne, anche se non si è a conoscenza della provenienza precisa.

vista dall'abside di San Pietro Ad Montes

Fuori il tufo, dentro i colori

L’abbazia di San Pietro risulta addossata al monte, scavato affinché la costruzione potesse avere una posizione strategica di controllo e difesa.
Presenta una pianta rettangolare molto semplice con absidi ad archi ciechi un tempo affrescati e tre navate. Queste sono distinte da un colonnato di marmo e porfido con capitelli ionici, dorici e compositi di età romana. Realizzata in tufo grigio e giallo, pietra tipica di questa zona, la facciata è a doppio spiovente. Orientata verso la valle, un tempo doveva affacciarsi direttamente su questa, prima della costruzione di un cortile settecentesco che la nasconde. Un vero peccato, perché così è meno facile scorgere la gradinata e il portico a cinque campate su pilastri in tufo e cotto che compongono la facciata.

 Crocifissione San Pietro Ad Montes
La decorazione di questa presenta affreschi di XIV secolo, con immagini di santi legati ai vari ordini monastici che si sono susseguiti. Tra questi spicca la lunetta sul portale d’ingresso con San Pietro, a cui è richiesta protezione. Gli affreschi interni sono più antichi, ad esclusione di quelli sulla parete della navata orientale, risalenti al XVI secolo.
Seppur buona parte delle pareti affrescate è spoglia, perché l’usura del tempo ha avuto la meglio, quel che è ancora visibile colpisce per la sua bellezza. La maggior parte degli affreschi risale alla fine dell’XI secolo, raffiguranti scene del nuovo e antico testamento riprese secondo i dettami religiosi dell’epoca. Sono ancora visibili scene riguardanti la Natività, tre scene con Madonna in trono con Bambino e Santi, episodi della vita di Gesù e la Crocifissione. Di grande suggestione è la scena del giudizio universale sulla controfacciata, che richiama lo stile della basilica di Sant’Angelo in Formis.

Particolare Controffacciata San Pietro Ad Montes

Il Campanile e la storia recente della basilica

Di epoca successiva è, invece, la torre campanaria: a pianta quadrata, poco distante dall’edificio. Risalente al XIII secolo, la struttura aveva anche funzione difensiva, allo scopo di controllare la valle. La bifora con capitello sul lato meridionale testimonia ancora l’utilizzo di materiale di spolio anche per la realizzazione del campanile.
La basilica dopo aver accolto gli sfollati cassinesi durante la Seconda Guerra mondiale ha ripreso la funzione originaria di edificio monastico fino al 1990, ospitando non più frati ma suore oblate.
Dopo il trasferimento di queste, nel 1990, l’intero complesso è stato affidato in comodato alla Comunità Le Ali, impegnata nella riabilitazione dalle tossicodipendenze.
Così questa struttura, fondata in nome della regola benedettina ora et labora, con serre e orti affidati agli ospiti della comunità continua, anche se in maniera diversa, la propria missione sul territorio nel nome dell’impegno.
Auspicando che la bellezza di questo luogo possa essere ammirata sempre più, con maggiori iniziative e giornate dedicate.

Affreschi facciata San Pietro Ad Montes

Foto di copertina di fondoambiente.it

Benedetta De Rosa

Autore: Benedetta De Rosa

Nata a Caserta e vissuta in provincia, i primi ricordi felici che ho sono nel Parco della Reggia, che mi ha insegnato l’amore per l’arte e la bellezza.
Appassionata di libri, musica e cinema, ho studiato archeologia per poi passare al “lato oscuro” della letteratura. Collaboro con varie testate giornalistiche ma non so ancora cosa farò da grande.
Anche se il sogno è quello di poter lavorare per Alberto Angela.

L’abbazia benedettina di San Pietro ad Montes: un bene FAI da preservare ultima modifica: 2019-04-12T10:52:55+02:00 da Benedetta De Rosa

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