MONUMENTI

Un tuffo nell’Antica Roma: l’anfiteatro Campano

anfiteatro campano

Chiudete gli occhi e pensate ad un anfiteatro romano. Quasi sicuramente la prima immagine che si proietterà nella vostra mente sarà quella del famoso Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo. Cosa normalissima, considerando l’importanza di quella che è forse l’opera più maestosa lasciataci dai romani. Ma come vi abbiamo già raccontato in altre occasioni, vi sono in giro tante altre arene che hanno ospitato feroci combattimenti nel corso dei secoli. Una di queste è l’anfiteatro Campano, da alcuni indicata come prima struttura del suo genere di tutto l’Impero.

L’anfiteatro Campano: maestosità romana

C’è stato un tempo in cui l’antica Capua (oggi Santa Maria C.V.) si presentava come una delle città più importanti di tutto l’Impero romano. Tanto importante che Cicerone la paragonava a Cartagine o Corinto, definendola addirittura alter Roma, ovvero l’altra Roma. E per celebrare tale grandezza, com’era di consueto all’epoca, l’imperatore Augusto ordinò la costruzione di un anfiteatro. Era il I secolo a.C. e quella fu, probabilmente, la prima arena romana. Non possiamo infatti affermarlo con certezza in quanto, ancora oggi, gli storici dibattono sul periodo: secondo alcune fonti l’anfiteatro Campano venne ultimato alla fine del I secolo a.C. e non a metà. Se così fosse il più antico sarebbe quello di Pompei, inaugurato nel 70 a.C.

Discussioni a parte, la cosa certa è che a metterci mano non fu solo Augusto, ma anche Adriano e Antonino Pio. Essi ristrutturarono ed abbellirono l’intero complesso con numerose statue, colonne e decorazioni varie. L’inaugurazione ufficiale avvenne nel 155 d.C. anche se, come raccontato in precedenza, veniva utilizzato già da oltre un secolo.
Purtroppo gran parte delle informazioni a noi giunte sono poche e frammentate. Le uniche certezze sono rappresentate da un’epigrafe rinvenuta nel 1726 durante alcuni scavi. Da questa è stato possibile ricostruire parte della storia, ma ancora oggi ci sono numerosi quesiti irrisolti.

anfiteatro campano

Tra bellezza, saccheggi e riqualificazione borbonica

Nel suo periodo di massimo splendore, l’anfiteatro Campano era in grado di ospitare oltre 40mila spettatori. Essi venivano disposti su tre ordini di arcate così distinte: nella gradinata superiore i comuni cittadini; i nobili nella seconda; i senatori, principi e cavalieri in quella più bassa. C’era anche una sezione dedicata alle sole donne: la cathedra. Il tutto intervallato dai vomitori, ovvero gli ingressi ed uscite degli spalti. Ogni corridoio era decorato con affreschi raffiguranti animali, scene di sacrifici e alcuni atti di Ercole. I sotterranei invece erano un vero e proprio labirinto di cunicoli. Ognuno di essi conduceva nel cuore dell’arena. In questo modo era possibile inscenare ingressi improvvisi, regalando colpi di scena spettacolari.

Gran parte delle opere dell’anfiteatro, tuttavia, sono state preda di vari saccheggi nel corso dei secoli. Dopo la caduta di Roma e le invasioni barbariche, l’intera area venne trasformata in una vera e propria cava per recuperare materiale da costruzione. Un piccolo castello longobardo, sito nei pressi di Capua, venne realizzato quasi interamente con il marmo dell’arena. Questo andò avanti per oltre mille anni, fino all’arrivo dei Borbone. La nuova reggenza del Sud Italia decretò infatti l’intero sito come monumento di interesse nazionale, inaugurando così una fase di riqualificazione dell’anfiteatro con il finanziamento degli scavi e la messa in sicurezza delle opere.

anfiteatro campano

Una scuola di gladiatori ribelli

«A Capua c’era una nota scuola gladiatoria, composta da soli schiavi di grande forza e statura, che venivano addestrati per dar vita a spettacoli cruenti, dove solo chi vinceva aveva la possibilità di sopravvivere.»

Questo è un estratto del De Vitae Caesarum di Svetonio, scrittore e storico romano. L’anfiteatro Campano era infatti sede di una famosa scuola di gladiatori. Da qui uscirono numerosi combattenti che bagnarono di sangue e sudore la sabbia non solo dell’arena capuana, ma anche di quella pompeiana e del Colosseo. C’è poi un gladiatore che si affermò su tutti: Spartaco. Non solo per le sue gesta all’interno dell’arena, ma anche per la famosa terza guerra servile. Fu lui a guidare la rivolta degli schiavi scatenando un vero e proprio conflitto contro Roma. E nonostante la potenza delle legioni romane, Spartaco e i suoi gladiatori riuscirono ad avere la meglio in svariate battaglie. Purtroppo per lui, però, questo non bastò per vincere la guerra. Ma questa, cari lettori, è un’altra storia.

Anfiteatro Campano

La morte di Spartaco di Hermann Vogel

 

Gabriele Roberti

Autore: Gabriele Roberti

Affascinato da sempre dal Lato Oscuro della Forza, abbandona in tenera età l’idea di diventare un Sith. Da quel momento ha iniziato a dedicarsi ad altro: gli studi, il lavoro, le ragazze e i tornei a Fifa. Dopo la laurea in lettere ha iniziato a scrivere senza sosta, arrivando a vedersi pubblicato su vari siti e blog come italiani.it.
Sogna un viaggio in estremo oriente, e di provare almeno una volta tutte le cucine del pianeta. In attesa ovviamente di una chiamata da Lord Fener…

Un tuffo nell’Antica Roma: l’anfiteatro Campano ultima modifica: 2017-10-13T11:29:07+00:00 da Gabriele Roberti

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