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Luigi Vanvitelli: l’avventura casertana dell’architetto napoletano

Ritratto Luigi Vanvitelli

Quando pensiamo alla Reggia di Caserta uno dei primi nomi che ci viene in mente è senza dubbio quello del suo autore, tale Luigi Vanvitelli. L’immenso palazzo reale è infatti forse l’opera più conosciuta e famosa dell’architetto napoletano, legando indissolubilmente la sua figura con quella della nostra città. Ma per quale motivo Carlo di Borbone scelse proprio Vanvitelli e come fu la sua esperienza casertana?

L’ambizione di un re

Il 17 maggio del 1734 Carlo di Borbone viene proclamato re di Napoli. Poco più di un anno dopo, il 3 luglio 1735 nella Cattedrale di Palermo, viene incoronato rex utriusque Siciliae, dando il via ad un lungo percorso che porterà il Regno di Napoli e della Sicilia a riunirsi e ad ottenere l’indipendenza dalla corona spagnola. Le ambizioni di Carlo, tuttavia, non si limitarono agli aspetti giuridici e amministrativi. Il Re borbonico voleva che il suo regno si affermasse in tutta Europa anche storicamente e artisticamente parlando. Iniziò quindi un processo di valorizzazione dell’arte e delle arti meridionali, nonché il coinvolgimento di una lunga serie di artisti già affermati nel Vecchio continente. E tra i primi progetti che il Monarca volle intraprendere, ci fu quello della sua residenza reale. D’altronde un grande re deve disporre di una grande casa, soprattutto per impressionare i cugini francesi e la loro Versailles.

Luigi Vanvitelli - Reggia Di Versailles
La Reggia di Versailles

Alla ricerca di un architetto

La location della nuova residenza reale venne individuata sulle pendici dei monti Tifatini e del borgo di Casertavecchia. Le ragioni di tale scelta furono molteplici, a cominciare dalla necessità di allontanarsi da una città vivace come Napoli e fornire un luogo sicuro in caso di assedio via mare. Il primo architetto coinvolto fu Mario Gioffredo, ma il progetto presentato e la sua poca esperienza non convinsero Carlo, che decise di ripiegare su un nome più conosciuto come quello di Nicola Salvi. L’autore della Fontana di Trevi rispondeva ai requisiti richiesti quali l’esperienza, l’essere un’artista affermato e avere uno stile apprezzato in tutta Europa. Tuttavia i problemi di salute dell’artista romano (morirà pochi anni dopo) lo obbligarono a declinare l’offerta borbonica.  Si decise quindi di ripiegare su un artista napoletano, relativamente giovane, ma già affermato. Tutte qualità in possesso di un certo Luigi Vanvitelli.

Statua Luigi Vanvitelli
La Statua di Vanvitelli sita nell’omonima piazza a Caserta

L’architetto accettò senza indugi, interrompendo i suoi lavori nel centro Italia (era attivo soprattutto tra Lazio, Umbria e Marche) per recarsi alla corte dei Borbone e formalizzare gli accordi. In verità egli ignorava di essere una quarta scelta, in quanto dopo Salvi il re Carlo si rivolse a Ferdinando Fuga, impegnato nella realizzazione dell’Albergo dei Poveri e quindi impossibilitato a intraprendere nuovi lavori.
Nel gennaio 1751 Vanvitelli diviene ufficialmente l’architetto incaricato di progettare la nuova residenza reale, con un solo ed unico obiettivo: impressionare. Nei mesi successivi il buon Luigi fece sponda dai suoi cantieri ancora aperti e la corte borbonica per presentare i primi disegni. L’entusiasmo da entrambe le parti era palpabile, tanto che fu intrapresa una massiccia campagna pubblicitaria per informare tutte le principali corti europee del progetto. D’altronde lo scopo di Carlo era affermarsi tra i grandi sovrani europei, ricordate?

L’inizio dell’avventura di Luigi Vanvitelli

Dopo molti elogi, qualche modifica ed un pizzico di superbia il 20 gennaio 1752 si inaugurano ufficialmente i lavori della Reggia di Caserta. Con una solenne cerimonia fu posata la prima pietra, su cui Vanvitelli fece incidere un distico latino per augurare al palazzo e alla stirpe borbonica un roseo futuro: «Da Reggia, il Soglio, il Regal Germe regga, Finché da sé la pietra il Sol rivegga».
Come tutti i grandi progetti, anche quello casertano subì diverse modifiche, dettate da esigenze temporali ed economiche. Sin dall’inizio il re chiese al Vanvitelli la realizzazione di un parco con immensi giochi d’acqua, ma non vi erano sorgenti a ridosso del cantiere. L’architetto, pur di non scontentare il Monarca, iniziò una forsennata ricerca lungo tutta l’area casertana.

Luigi Vanvitelli - Dipinto Acquedotto
L’acquedotto Carolino: una delle opere casertane di Vanvitelli

Il 25 aprile del 1752, finalmente, viene individuata una sorgente sul monte Taburno. Scriveva Vanvitelli quel giorno: «Sono stato sei giorni a cavallo. Ho visto molta acqua e ne farò relazione al re». Peccato che quella fonte si trovi a circa 30 km, per cui fu necessaria la realizzazione di un’altra opera monumentale: l’acquedotto Carolino. Vanvitelli si trovò quindi a lavorare sia alla reggia che all’acquedotto nello stesso periodo. Furono anni d’oro per l’architetto napoletano. La sua fama varcò i confini nazionali e decine di commissioni piombarono sulla sua scrivania. A Caserta si occupò del restauro del Palazzo degli Acquaviva, della Chiesa di Sant’Agostino e della Chiesa del Carmine. Popolare come una star, fu costretto a rifiutare alcuni importanti lavori pur di continuare con la sua opera più maestosa. Ma come la vita ci insegna, le cose belle non sempre durano quanto si desidera.

La fine di un sogno

Nel 1759 Carlo viene eletto re di Spagna e abbandona Napoli per Madrid. Gli succede Ferdinando, nato nel 1751 e quindi troppo giovane per governare, per cui gli viene affiancata la nutrice Agnese Rivelli. Ma sia il piccolo Ferdinando che la Rivelli non si dimostrarono particolarmente interessati al cantiere vanvitelliano. Le cose cambiarono con Maria Carolina, sposa di Ferdinando, che manifestò un certo coinvolgimento alla causa. I lavori proseguirono però sempre più lentamente, per via della mancanza di mano d’opera a basso costo. Con la chiusura della tratta di schiavi nordafricani, infatti, vennero meno anche le braccia impegnate nel cantiere casertano. Si aggiunsero poi i primi dissapori con alcune figure chiave del regno, come Bernardo Tanucci, uno degli uomini incaricati a vegliare sui tanti cantieri napoletani. Il consigliere reale preferiva infatti l’operato di Ferdinando Fuga, toscano come lui.

Luigi Vanvitelli - Bernardo Tanucci
Bernardo Tanucci, una delle figure più influenti del Regno

Per questo motivo numerose commesse furono sottratte al Vanvitelli, mentre gli fu resa vita difficile per quelle che già gestiva. Singolare l’episodio che vide l’architetto napoletano implorare Tanucci nel rifornimento di carbonella per il riscaldamento dei suoi uffici, regolarmente distribuito nelle altre strutture.
Questi contrasti, uniti alla lentezza della sua fabbrica e agli acciacchi dell’età ormai avanzata, minarono l’umore dell’architetto. L’entusiasmo iniziale aveva ormai lasciato il posto ad un pessimismo cronico, che lo spinsero a rinchiudersi nella sua dimora. Il suo più grande progetto, ai suoi occhi, stava diventando il suo più grande fallimento. Il 1° marzo 1773 Luigi Vanvitelli, ormai quasi dimenticato, morì e sepolto nella Chiesa di San Francesco di Paola. Suo figlio Carlo si fece carico del sogno del padre e, nonostante una vena artistica inferiore a quella del suo predecessore, completò il lavoro da lui iniziato, regalandoci uno dei monumenti più suggestivi d’Europa.

Luigi Vanvitelli - Vialone
La Reggia di Caserta
Luigi Vanvitelli: l’avventura casertana dell’architetto napoletano ultima modifica: 2020-09-30T11:00:00+02:00 da Gabriele Roberti
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