CASERTA NEI SECOLI

La storia di Presenzano, l’Antica Rufrae

Storia Di Presenzano

La grande storia dei Romani si respira in ogni dove nel territorio casertano. Capua rappresenta un felice esempio di questi luoghi, ma non è l’unico. Spesso siamo allietati e incuriositi da visioni antiche, dove i siti archeologici si alternano ad acquedotti che attraversano le città. L’Impero ed i suoi condottieri hanno saputo creare testimonianze immortali nel tempo, che tuttora ci trasmettono l’importanza che Caserta e le sue province hanno avuto nelle vicende del passato. Oggi vi raccontiamo la storia di Presenzano, l’antica Rufrae romana.

La storia di Presenzano: le fonti

Oggi la città di Presenzano occupa la parte nord occidentale della piana del fiume Volturno. La sua nascita è da attribuire ai Sanniti, che edificarono la prima rete di insediamenti fortificati sulle alture, allo scopo di difendere il luogo dagli attacchi nemici. Nel 326 a.C. l’antica Rufrae cadde nelle mani dei Romani. La testimonianza dello storico Livio riporta che le truppe dell’Impero invasero anche le vicine Callifae e Allifae. Tra il II e il I a.C. Rufrae venne spostata e organizzata in vici, cioè aggregati di case e terreni. Durante l’epoca medievale il nucleo abitativo tornò alla sua precedente posizione strategica sulla collina, ed ottenne il nome di Presenzano. Nel X secolo, la città di Presenzano entrò a far parte del principato longobardo di Capua, e nel Duecento il feudo si unì a Vairano.

Veduta aerea di Presenzano

Veduta aerea di Presenzano

Il Castello di Presenzano è la prova della valenza strategica della posizione. Questo luogo infatti fu edificato per ricalcare l’antecedente fortificazione sannitica, mantenendo il suo ruolo difensivo anche nel periodo della dominazione longobarda, sveva e angioina. Nel Cinquecento, i d’Avalos consegnarono Presenzano e Vairano a Giovanni Vincenzo Cossa e, nello stesso tempo, il feudo fu separato da quello di Vairano, andando ai Del Balzo. La regione dell’antica Rufrae, dal punto di vista ambientale e morfologico, era caratterizzata dall’abbondanza di acqua, grazie al lago di Vairano e al lago delle Corree. Questi, situati ai margini della piana, erano dalla parte opposta del cosiddetto Bosco di Presenzano, del quale oggi non vi è nessuna traccia.

Perché il termine Rufrae?

Presenzano si identifica con l’antica Rufrae, sulla base anche di alcune indicazioni toponomastiche di grande valore. In testa abbiamo la Tabula Peutingeriana, nella quale è presente il toponimo ad Rotas, segnato lungo il percorso della via Latina. In base al parere degli studiosi, potrebbe esserci stata una presunta statio ad Rufrium, diventata in seguito Rufum. Questa teoria è legata al fatto che ad Rotas potrebbe essere nato come corruzione del termine ad Rufas. Abbiamo poi la Carta della Diocesi di Teano, dove il toponimo viene ripetuto spesso allo scopo di localizzare l’antico centro nelle vicinanze della via Latina. Oltretutto, sono presenti anche delle iscrizioni davvero preziose, che ci illuminano sulla questione. Attestate sia nell’area dell’attuale Taverna San Felice, sia presso il centro medievale, le iscrizioni forniscono un contributo storico essenziale.

Tabula Peutingeriana

Tabula Peutingeriana

Sono infatti la prova che vi fu una decisiva ripresa del centro nella prima età imperiale, grazie al patronato di Agrippa. Con l’aiuto di Catone, poi, è possibile avere delle certezze ancor più granitiche. Catone rappresenta una delle poche testimonianze che permette concretamente di ricostruire il paesaggio nei suoi tratti principali: fa riferimento ad una Rufri maceria, presso la quale sarebbero stati acquistati dei frantoi. Questo fa dedurre la presenza e lo sfruttamento sistematico di cave di calcare, in base ai resti ancora visibili di trapetum (il trapetum è composto da una grossa pila in pietra o mortaio in cui girano due macine semisferiche, attorno ad un asse verticale). Proprio nel trapetum vi era un dispositivo per evitare di schiacciare i noccioli delle olive.

Presenzano ieri e oggi

La presenza delle testimonianze archeologiche consente di definire un paesaggio antico pianeggiante, che solo in parte corrisponde a quello che è oggi Presenzano. La regione ha subito delle modifiche nel corso dei secoli, che hanno mutato parzialmente l’aspetto complessivo della pianura. Di certo quella più eclatante è costituita dalla costruzione della Centrale idroelettrica, i cui lavori ebbero inizio nel 1979, e terminarono nel 1990. Per poter ammirare Presenzano come antica Rufrae, bisogna quindi ricorrere alla documentazione che abbiamo riportato (principalmente alla Carta della Diocesi di Teano). Per quanto il tempo e la mano dell’uomo abbiano trasformato questo luogo, l’antica Rufrae e l’odierna Presenzano continuano ad essere due facce della stessa peculiare medaglia, da scoprire… e riscoprire.

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

La storia di Presenzano, l’Antica Rufrae ultima modifica: 2018-09-11T16:19:24+00:00 da Marcella Calascibetta

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