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Terremoto dell’Irpinia: quarant’anni fa la scossa che devastò il Mezzogiorno

Terremoto dell'Irpinia - signora guarda le macerie

Oggi, 23 novembre 2020, ricorre uno degli anniversari più noti e tristi del Centro Sud. Il 23 novembre 1980, infatti, la terra tremò per oltre 90 secondi, distruggendo interi centri abitati e mietendo migliaia di vittime. Il tragico evento, ricordato come Terremoto dell’Irpinia, interessò un’area vastissima, andando a colpire tutte le province comprese tra il Molise, la Basilicata e la Campania. E tra le città coinvolte, anche quella di Caserta registrò danni ingenti, tanto da segnare un’intera generazione.

La scossa a Caserta

Erano le 19:34 di una domenica di fine novembre. Il clima, non ancora particolarmente freddo, permetteva di godersi la giornata di festa per le vie del centro. Nelle abitazioni riecheggiava la sigla di 90esimo minuto, con tutti i gol e le interviste delle partite appena concluse. Tra i preparativi per la cena, il saluto ai parenti venuti in visita ed un pensiero malinconico per il lunedì che incombeva, la giornata stava andando a concludersi. Ma per molti fu solo l’inizio di un incubo. All’improvviso un forte boato coprì infatti con prepotenza il vociare della gente per strada. Pochi istanti dopo la terra sotto i piedi cominciò a tremare sempre più forte per circa 90 secondi. Un semplice minuto e mezzo, ma che sembrò un’eternità per chiunque si trovasse in un raggio di oltre 300 chilometri dall’epicentro.

I Soccorsi

A Caserta la scossa si sentì chiara e nitida, con le persone che di istinto si riversarono in strada per paura di possibili crolli. Chi si trovava lontano da casa, rientrò immediatamente per sincerarsi delle condizioni dei propri cari, mentre il centralino dei Vigili del Fuoco andò letteralmente in tilt. Numerosissime segnalazioni di edifici danneggiati e persone ferite caratterizzarono le chiamate al numero di emergenza. I collegamenti ferroviari con Roma si interruppero di colpo, mentre intere aree restarono senza corrente per molte ore. Ma quello che stavano vivendo i casertani era solo un assaggio di quello che stava succedendo a meno di duecento chilometri dalla città.

Il vero volto del Terremoto dell’Irpinia

L’intera area dell’Irpinia fu letteralmente sconvolta dal terremoto. Interi centri abitati lasciarono il posto ad un cumulo di macerie, con migliaia di persone sepolte sotto di esse. A Balvano, piccolo paese del potentino, una chiesa crollò durante una funzione religiosa, uccidendo sul colpo 77 persone di cui 66 bambini. Crolli e vittime anche a Napoli, con i palazzi più fatiscenti e le vecchie strutture in tufo che crollarono nel giro di pochi secondi. Come a Poggioreale, causando la morte di oltre 50 persone.
L’aspetto più drammatico del Terremoto dell’Irpinia, tuttavia, non fu solo l’evento in sé, ma anche l’incapacità e l’impossibilità di determinarne sin da subito la gravità. Solo la mattina del 24 novembre si cominciò a capire l’entità di quanto avvenuto, tramite le testimonianze dei piloti di un elicottero che iniziò a sorvolare la zona tra Avellino e Potenza.

Terremoto dell'Irpinia - Vigile Del Fuoco

Tristemente famose furono le prime pagine del Mattino di Napoli, tra i primi a cercare di riportare su carta stampata quanto successo. Inizialmente si parlò di centinaia di morti, ma via via che i resoconti pervenivano in redazione, le cifre andarono ad aumentare tragicamente. Il 25 novembre la prima pagina riportò notizia di migliaia di morti, ma è con quella del 26 novembre che si manifestò il terrore di quei giorni. Un secco FATE PRESTO, segno di un’evidente difficoltà nella gestione dei soccorsi. Ed effettivamente la mancata coordinazione tra i centri di comando, l’interruzione delle comunicazioni con l’entroterra e le infrastrutture gravemente danneggiate (o distrutte) resero quasi impossibili le operazioni di soccorso, condannando a morte chi si trovava sepolto vivo sotto le macerie.

Terremoto dell'Irpinia - Fate Presto
Prima pagina del Mattino del 26 novembre 1980

Il triste bilancio

Alla fine il bilancio sarà di quasi tremila vittime, ma secondo fonti non ufficiali i morti ammonterebbero ad un numero maggiore. Quasi 400mila, invece, gli sfollati distribuiti tra i 506 comuni interessati sui 679 compresi tra la Campania, Molise e Basilicata. In alcuni paesi fu distrutto oltre il 90% degli edifici, come Conza della Campania, interamente ricostruita negli anni successivi.
Durissime furono le parole dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, di ritorno dalle aree disastrate, denunciò la totale inadempienza delle linee di comando. Da queste parole si sollevò nei mesi seguenti un dibattito nazionale sull’esigenza di un corpo unico per i soccorsi, che culminerà negli anni Novanta con l’istituzione della Protezione Civile.

Terremoto dell’Irpinia: quarant’anni fa la scossa che devastò il Mezzogiorno ultima modifica: 2020-11-23T13:24:21+01:00 da Gabriele Roberti

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