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Visita al castello di Prata: quando la storia apre le sue porte

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Chi si reca lungo il fiume Lete, nei pressi del famoso ponte romano, non può non volgere lo sguardo al borgo di Prata ed al suo castello. Da lì, basta fare pochi metri in salita per ammirare più da vicino l’inespugnabile fortezza dalle torri circolari. Ma pochi sanno che è possibile effettuare una visita guidata al suo interno ogni secondo sabato del mese. Noi, incuriositi, siamo andati a dare un’occhiata.

Visita al castello di Prata: il castello e le sue trasformazioni

L’ingresso del castello è collocato in Via Portelle. Lo si può raggiungere a piedi dallo Slargo Porta di Lete, dove scorre l’omonimo fiume, percorrendo una ripida salita. Il proprietario, Vittorio Scuncio, ci spalanca il portone girando una grossa chiave nella serratura. Si apre ai nostri occhi un’ampia gradinata in pietra e già ci sentiamo avvolti dalla storia. La prima edificazione del maniero risale all’epoca longobarda. I saraceni che invasero il territorio di Prata lo distrussero ma fu riedificato, trasformato e rinforzato più volte nel tempo. Oggi conserva la tipica forma di un castello angioino (epoca 1300) e da fortezza si è trasformato in abitazione privata. Tuttavia, la famiglia proprietaria è ben attenta a conservare intatto lo spirito del luogo.

una visita al castello Prata

Oltrepassando un portone in legno veniamo condotti in un androne dalle scale larghe e piatte per consentire nelle epoche passate il transito di cavalli e muli. La stanza è fresca e poco luminosa, incute qualche brivido di paura. Finalmente ci dirigiamo verso uno spazio aperto e luminoso, il cortile. Qui il signor Vittorio inizia la visita guidata vera e propria. Ci fa notare subito che gli ingressi e le stanze sono prospettici. Stanze e finestre inoltre sono di larghezze differenti e ciò per attutire gli effetti della fastidiosa bora. In un angolo, collegata ad un lavatoio, si conserva un’antica cisterna. È qui che confluivano le acque piovane purificate dalle anguille che vi sguazzavano. I frammenti di un affresco religioso fanno pensare che vi sorgesse una chiesetta. Interessante è scorgere i camminamenti della torre di guardia nord, la più esposta al trascorrere del tempo. È proprio dalle mura segnate dal tempo che si possono cogliere i mutamenti della struttura del castello e leggerne le trasformazioni.

visita al cortile del castello di Prata

Visita ai musei allestiti all’interno del castello di Prata

Rientriamo nell’androne tetro e da una rampa di scale giungiamo nell’ala del castello adibita a museo. La visita si divide in due percorsi. In una prima area sono esposti i cimeli militari risalenti al Primo conflitto mondiale (1915-1918). Ogni oggetto ha una storia ed una spiegazione. Ad esempio è possibile cogliere la differenza tra l’elmetto tedesco e quello inglese. Il primo fu inventato da un medico con l’intento di proteggere non solo la testa del soldato ma anche le spalle. Il tipico elmetto inglese, invece, detto a padella, fu ideato proprio da un venditore di padelle. Anche la Seconda guerra mondiale viene ampiamente ripercorsa attraverso oggetti bellici ritrovati a Prata e nelle zone circostanti. Fotografie, antichi manifesti e vignette rappresentano tutti i passaggi salienti del conflitto lungo la linea Gustav (Gaeta-Cassino -Ortona) e lungo il fiume Volturno.

visita al castello di Prata

Il secondo percorso riguarda la visita del museo dedicato alla cultura contadina, assemblato con cura dalla madre del signor Vittorio. Usi, tradizioni e costumi sono sapientemente custoditi in oggetti antichi. Dagli utensili da cucina e d’arredo, si passa agli strumenti da lavoro dei contadini, dei calzolai e dei pescatori. Curiose sono le forbici per pescare lungo il Lete, uno strumento che non avevamo mai visto prima. Simpatici e di prestigio sono i capolavori del vasaio di Venafro. Inoltre, accanto ai manufatti è possibile ammirare anche gli stampi dal quale essi sono schiusi ed il tavolo di lavoro dell’artigiano.

visita al museo castello Prata

Dalla terrazza del castello una vista dominante

Sullo stesso piano si accede alla terrazza della Torre Piccola. Il panorama sotto ai nostri piedi è davvero impressionante. Si comprende che la fortezza domina tutta la media valle del Volturno. Il Lete scorre vicino, se ne sente il flusso. Il vento riproduce voci esplorando sconosciuti varchi tra le montagne. È proprio per la sua posizione strategica che il maniero ha assunto nei secoli grande importanza nelle mani dei signori che vi si sono avvicendati. Tra questi ricordiamo il figlio di Rainulfo di Alife, i Conti Pandone ed infine gli Invitti. Solo durante il Regno di Napoli, il castello di Prata perde la sua centralità e si assiste ad uno spopolamento dei signori da queste zone. Ed è in questo periodo che il fato ha voluto il passaggio della proprietà del castello alla famiglia Scuncio. È, infatti, curioso scoprire che gli antenati dell’attuale proprietario acquisirono il castello circa duecento anni fa vincendo una partita a carte col signore locale.

visita panorama castello di Prata

Visita alle prigioni del castello: tracce e misteri

La visita prosegue scendendo nelle prigioni collocate all’interno di una delle torri. Chi veniva imprigionato in questo luogo difficilmente aveva una possibilità di fuga. Il cigolio stesso del cancello d’entrata sembra riprodurre le grida di dolore dei prigionieri. Le incisioni sulle pareti dimostrano che le prigioni si sviluppavano su due piani sovrapposti. Si tratta di disegni, simboli ed asticelle col quale i prigionieri cercavano di ingannare o controllare il tempo. Tra i numerosi segni si riconoscono croci templari, croci di Gerusalemme, navi a vela latina. Sono forse queste le prove del passaggio dei cavalieri del Santo Sepolcro a Prata?! Non mancano raffigurazioni di persone con il tipico cappello in uso ai tempi di Alfonso I d’Aragona, oltre a vestiti femminili a sbuffo tipici del vestiario del 1400. Recentemente, spostando alcuni mattoni nella torre, è emersa anche la fornace utilizzata per torturare i prigionieri.

visita alle prigioni del castello di Prata

Ci spostiamo, infine, nella cantina dove si nota come la roccia della montagna faccia da base alle mura del castello. Qui il proprietario ci racconta le storie legate ai fantasmi del maniero. E come si fa a rimanere scettici in un angolo così tetro e singolare? Ci consola sapere che il signor Vittorio convive con le presenze che vagano nel castello in maniera serena. «Da sempre si è istituito un rapporto di reciproca tolleranza» ci assicura. La famiglia proprietaria si prende cura del castello e le entità che lo abitano proteggono la famiglia.  La visita si conclude così, lasciandoci addosso tante emozioni. Un susseguirsi di esclamazioni di meraviglia, riflessioni e qualche brivido di paura. Ma soprattutto, lasciandoci ancora tanta voglia di scoperta.

Chi volesse visitare il castello può contattare il signor Vittorio al numero 329 8934954

 

Luisa Masiello

Autore: Luisa Masiello

Laureata in Economia e Management ma da sempre affascinata da ogni forma d’arte: scrittura, poesia e pittura sono il suo passatempo preferito… Il suo sogno nel cassetto? Come ogni desiderio resta celato in attesa di diventare realtà.

Visita al castello di Prata: quando la storia apre le sue porte ultima modifica: 2018-09-07T16:56:41+00:00 da Luisa Masiello

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