ARTE

Caiazzo: il Museo Kere che racconta chi siamo stati

Museo Kere, dettaglio degli strumenti (foto dell'archivio fotografico guideslow.it)

Il progresso è sicuramente importante, e le nuove tecnologie sono ormai diventate parte della nostra quotidianità. Smartphone e internet costituiscono al giorno d’oggi un must, sia nel lavoro che nella vita privata, e sembra impossibile riuscire a farne a meno. Eppure, esisteva un tempo in cui la vita era scandita dalle stagioni, in cui la terra dava frutti solo quando era pronta, e le famiglie si sedevano a tavola per raccontarsi com’era andato il raccolto. Il Museo Kere di Caiazzo permette di rivivere tutto questo!

Il Museo Kere, onore al passato e alle nostre radici

A Caiazzo esiste un particolarissimo museo etnografico, chiamato Museo Kere, che prende il suo nome dalla dea Cerere. Questo luogo conserva al suo interno testimonianze antiche delle passate civiltà del mondo contadino, e rappresenta un importante progetto culturale. Il Museo Kere nasce nel 1997, grazie agli sforzi e all’impegno di un’associazione locale, e anche grazie alle donazioni degli abitanti. Provvidenziale è stato poi l’intervento dell’attuale direttore, Augusto Russo, che lo ha reso uno spazio di condivisione e di conoscenza. Il Museo Kere è stato ospitato negli ambienti dell’ex parlatorio del Conservatorio delle Vergini, antica istituzione educativa per le ragazze di buona famiglia. La sua struttura si sviluppa su due piani: al piano terra troviamo strumenti agricoli del passato, tra i quali figurano aratri e attrezzi per la raccolta e lavorazione del grano e per la vendemmia. Seguono forbici per la potatura, l’irroratore (nzurfaturo), il tino per la spremitura dell’uva (laviello) e anche botti in legno.

Museo Kere, insegna (foto dell'archivio fotografico guideslow.it)

Museo Kere, insegna (foto dall’archivio fotografico guideslow.it)

Qui ci sono spazi davvero suggestivi, dove sono state ricostruite antiche botteghe comprensive di attrezzi. Abbiamo la bottega del falegname (mast r’ascia) e quella del fabbro con la forgia, che veniva alimentata da carbon fossile, con ventilatore a mano e incudine (‘ncunia). Muovendosi nei meandri del Museo Kere, possiamo imbatterci nel cortile, dov’è conservato il pozzo, e c’è anche una stanza con diversi tipi di carri trainati da buoi. Al piano superiore, invece, sono stati riproposti gli antichi ambienti domestici, dove si può ammirare una cucina e una camera da letto. Quello che veniva definito letto, altro non era che un telaio con piedi in ferro (pieristaglie) che sorreggeva un tavolato in legno di pioppo, sul quale a sua volta veniva poggiato un grande sacco di tela (‘u saccone). Il sacco era imbottito con paglia e pannocchie, e trapuntato con fettucce di cotone.

Caiazzo e il suo museo: un orgoglio culturale ed identitario

Abbiamo visto come il Museo Kere sia la prova tangibile di un passato che, certo, non ritorna, ma che è importante salvaguardare. All’interno del complesso infatti è conservato anche moltissimo materiale fotografico. L’archivio del museo possiede scatti, interviste e questionari compilati dalla popolazione locale sulla tematica delle tradizioni popolari, proprio per sondare cosa si conosce (e cosa no) dei tempi in cui le nostre nonne e i nostri nonni lavoravano la terra. Sembra di rituffarsi in quel mondo, pieno di valori e di tanta forza, ed è proprio questo che il Museo Kere ha fatto e continua a fare nella città di Caiazzo.

Antichi forni a legna (foto dell'archivio fotografico guideslow.it)

Antichi forni a legna (foto dall’archivio fotografico guideslow.it)

Sono state portate alla luce tutta una serie di abitudini, usi, cerimonie, canti popolari, cicli produttivi e fasi di lavorazione. Non solo, il Museo etnografico di Caiazzo ha conservato filastrocche, formule magiche, proverbi, racconti popolari, riti propiziatori, scongiuri, strumenti musicali, e tanto altro ancora! Ebbene, chi non c’è ancora stato, non può assolutamente perdere quest’occasione. Un viaggio alla riscoperta di chi siamo stati, per capire chi siamo oggi.

 

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Caiazzo: il Museo Kere che racconta chi siamo stati ultima modifica: 2018-05-08T17:46:48+00:00 da Marcella Calascibetta

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