CURIOSITÀ TRADIZIONI

Atellana: la breve vita della farsa osca

Maschere dell'Atellana

L’epoca romana ci ha regalato ogni tesoro possibile. Antichi saperi che si mescolano a tradizioni uniche, spesso sapientemente rievocate da manufatti di valore storico inestimabile; sontuose ville, i cui resti hanno saputo narrare vicende e fatti del passato come solo la pietra silente sa fare. Non furono però solo i Romani a portare delle preziose novità nella vita quotidiana della città. Anzi, un popolo della Campania, gli Osci, è entrato nella storia anche per aver ideato una farsa nota col nome di Atellana. Cos’è? Scopriamolo!

L’Atellana, un bene condiviso dai popoli

Per quanto siano stati gli Osci ad inventarla, l’Atellana ebbe un successo indescrivibile nella capitale romana. Consisteva in una farsa, con personaggi fissi, durante la quale si impiegava un linguaggio popolare e comprensibile. I Romani vennero a conoscenza dell’Atellana dopo le guerre sannitiche, quando un manipolo di attori di Atella, antica città campana, la portò a Roma. La fabula atellana inizialmente si recitava in osco. Questa tradizione col tempo cambiò, e si predilesse il latino parlato. La data di nascita dell’Atellana non è nota, sebbene gli storici la collochino prima dell’operato di Livio Andronico. Col passare del tempo, l’Atellana iniziò a diventare un vero e proprio genere letterario, acquisendo ulteriore fama. La fabula togata aveva ormai lasciato il posto a quest’altro tipo di commedia, le cui maschere erano sempre note al pubblico, e le cui improvvisazioni erano tanto apprezzate da quest’ultimo.

Maschere Greche

Fu Lucio Pomponio che le conferì la dignità che meritava, assieme anche a Novio, suo contemporaneo. Tra le opere di questi due prolifici scrittori, sono stati annoverati ben settanta titoli di Pomponio, contro i quarantaquattro titoli di Novio. L’Atellana era breve, si svolgeva rapidamente e veniva rappresentata come exodium dopo una tragedia. Prerogativa dei dilettanti, divenne poi materia di attori esperti e capaci, che con le loro abilità comiche attiravano magistralmente gli spettatori. Diversi erano i personaggi di ogni atellana, ma vi erano quattro principali maschere che ricorrevano frequentemente. Il primo era Maccus, lo sciocco, il quale faceva la classica parte dello stupidotto, indossando un abito bianco di origine siriana. Poi c’era Buccus, l’uomo di bocca larga. Era associato alla figura del chiacchierone, che parla a vanvera. Infine Puppus, l’antenato, era il babbeo, avaro e rimbambito, mentre Dossennus era il gobbo saccente e furbo.

Una farsa…che dice la verità

Lo spirito della fabula atellana era semplice: ricalcava le vicende e le vite del popolino, delle persone che vivevano in campagna e non avevano una grande istruzione. Tant’è che le maschere e i personaggi mutuavano i nomi dai mestieri, oppure dagli animali, dalle feste, ecc. Si racconta che persino Plauto recitasse nelle atellane, il padre della commedia farsesca latina. Di questa tipologia di commedia si racconta: «A Roma l’Atellana ebbe grande e duraturo successo grazie alle allusioni scherzose, talora anche pesanti e ad un diffuso gusto popolare per il comico e per la beffa. Dapprima presentata isolatamente, poi, stando alle testimonianze forniteci dallo Schober in “De Atellanarum exodiis”, fu riesumata al termine della rappresentazione ufficiale della tragedia, come chiusura dello spettacolo, in brevi farse improvvisate, dette exodia, farse finali. Inizialmente era rappresentata da dilettanti romani, in seguito, gli spettacoli teatrali furono affidati ad attori professionisti (histriones).

Rappresentazione Atellana
Rappresentazione di una scena dell’Atellana, con attori che indossano delle maschere tipiche

Prese per la prima volta forma letteraria al tempo di Silla, con testo scritto, avvicinandosi peraltro alla commedia palliata, soprattutto per merito di uno dei suoi più noti cultori Lucio Pomponio vissuto nel I sec. a.C. L’atellana decadde rapidamente nel sec. II d.C.». Insomma, l’Atellana non era in fondo così diversa dalla satira che ancora oggi si propone in televisione, ma di certo aveva quell’originalità che spesso manca alle performance odierne. Con battute di spirito spesso sarcastiche, che sottolineano le contraddizioni della vita, le fabule atellane erano in grado di stupire e far riflettere, anche dietro un sorriso. Persino oggi si onora questa usanza, e uno dei comuni che lo fa con orgoglio ogni anno è Gricignano d’Aversa. Con maschere e carri, l’evento è caratterizzato dalla voglia di raccontare, in modo simpatico e giocoso, le follie del quotidiano!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!
Atellana: la breve vita della farsa osca ultima modifica: 2019-08-27T10:48:38+01:00 da Marcella Calascibetta

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