TRADIZIONI

La Coraesema: Pignataro tra antichità e tradizione

Il fantoccio usato per La Coraesema

La tradizione è l’espressione della nostra identità, della nostra cultura, riverenza verso il nostro passato. In Campania e soprattutto nel territorio casertano, moltissime sono le storie e le consuetudini che ogni anno vengono ripetute e reinterpretate, con uno sguardo sempre attento alle origini. Oggi vi parliamo di una tradizione davvero unica, la Coraesema, tipica di Pignataro Maggiore. Questa usanza ha sfidato il tempo, e tuttora viene praticata dagli abitanti non solo di Pignataro, ma anche dei comuni vicini!

La  Coraesema, tradizione tutt’altro che scontata

La Coraesema costituisce un rituale che si pratica principalmente durante il periodo quaresimale, e la sua particolarità ha sfidato l’usura del tempo. Ancora oggi in molti comuni del casertano come Caiazzo, Calvi Risorta, Marcianise e Sessa Aurunca, questa viene onorata ogni anno. Tipica, però, di Pignataro Maggiore, la Coraesema affonda le sue radici in un passato antichissimo. Secondo questa tradizione, nel periodo che precede la Pasqua, viene appesa fuori ai balconi e alle finestre una pupata, cioè un fantoccio. Questo raffigura una vecchia dall’aspetto torvo ed emaciato, che ha un fazzoletto in testa e un vestito nero. La bambola tiene nella mano destra un fuso, e nella sinistra la conocchia piena di lana da filare, che simboleggia lo scorrere del tempo. Molto probabilmente questa consuetudine deriva dal mito pagano greco delle tre Parche.

Le tre Parche, di Bernardo Strozzi

Le tre Parche, di Bernardo Strozzi

Una di loro infatti, Cloto, era la filatrice della vita degli uomini, e conservava il filare come effigie della vita che passa. Sotto il feticcio vengono posizionate una patata o un’arancia, nelle quali sono infilate 7 penne di gallina, che corrispondono alle sette settimane del periodo quaresimale. Man mano che le settimane passano, le penne vengono staccate con attenzione, fino a far rimanere la bianca della settimana santa. Ai piedi della Coraesema vengono sospese anche alcune pietanze che si possono consumare durante quel periodo: il baccalà, l’aringa, il peperoncino, la cipolla, l’aglio, una bottiglietta d’olio e una di aceto, e frutta secca (frutto di carrubo, noccioline castagne e fichi secchi). Il mercoledì delle ceneri, la Coraesema viene appesa ad una corda, sospesa al centro della strada, e resta lì fino a mezzogiorno del Sabato Santo.

Pignataro Maggiore e un’usanza tra la Pasqua e il Carnevale

Secondo pareri accreditati, molto probabilmente la bambola veniva bruciata a seguito della Resurrezione di Gesù. La sua distruzione dava il via ai banchetti succulenti e agli eccessi mangerecci, una volta terminato il periodo della Quaresima. Questa tradizione è tutt’oggi diffusa anche in Calabria e a Ruvo di Puglia, con il nome di Quarantana. Il giorno di Pasqua, al passaggio della processione della statua di Gesù Risorto, ha luogo il rito dello scoppio della Quarantana, tra le grida gioiose della folla. In base a come la Quarantana veniva bruciata dalle fiamme, gli abitanti di Ruvo riuscivano ad interpretare come sarebbero andati i raccolti. La sua esplosione rappresentava, e rappresenta tuttora, la vittoria della vita sulla morte. Ai cristiani questa figura, però, ricorda il periodo di penitenza e di digiuno che dovrebbe precedere la Pasqua, un periodo di purificazione dai bagordi del Carnevale appena passato.

La Quarantana

La Quarantana

Sia la Pasqua che il Carnevale si intrecciano, per creare un mix peculiare di tradizione e antica sapienza. Paradossalmente, le usanze di oggi sono una speciale miscela di culti pagani, cristiani e colore locale. Ad esempio l’arancia, che viene impiegata in questo rito così particolare, è andata col tempo a sostituire il melograno, simbolo di rinascita, legato al culto di Dioniso. Ancora una volta, il passato e le tradizioni hanno molto da insegnare, e noi abbiamo ancora tanto da imparare!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

La Coraesema: Pignataro tra antichità e tradizione ultima modifica: 2018-03-29T17:21:09+00:00 da Marcella Calascibetta

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