CASERTA NEI SECOLI

La strage nazista di Caiazzo: un orrore quasi dimenticato

Gli eventi che hanno caratterizzato la nostra storia, sono stati molteplici e disparati, piacevoli e nefasti. Di alcuni il popolo italiano ha memoria ferrea, nonostante lo scorrere inesorabile del tempo, come la Shoah. Ebbene, il nazismo fu protagonista di moltissimi momenti tragici, e spezzò un’infinità di vite, agendo come uno sterminatore folle senza ritegno e senza dignità. Vi parliamo oggi della – purtroppo – quasi dimenticata strage nazista di Caiazzo. A causa della sua efferatezza e violenza, deve essere ricordata come un ulteriore monito, per evitare che certi abominevoli avvenimenti si possano ripetere.

Le morti di Monte Carmignano: il prologo…

Correva l’anno 1943, ed era il 13 ottobre. All’epoca l’esercito tedesco era già operativo per presidiare la zona del fiume Volturno, il quale rappresentava un punto strategico della cosiddetta linea Gustav. Questo espediente naturalistico avrebbe permesso una maggiore possibilità difensiva, oltre che costringere all’arretramento delle truppe alleate. Per completare le fortificazioni nell’area, il generale teutonico Kesselring predispose una dura resistenza lungo il corso d’acqua, approfittando delle pessime condizioni meteorologiche. La notte precedente, il 12 ottobre, vi erano stati dei tafferugli tra le truppe anglo-americane e quelle tedesche, che si erano stanziate nei pressi del fiume allo scopo di difendere la linea. Dopo due giorni di agonia, l’esercito della Quinta Armata conquistò la città di Caiazzo, quartier generale dei nazisti.

…e il tragico epilogo

La sera del 13 ottobre, un gruppo di soldati tedeschi, capitanati dall’allora giovane sottotenente Wolfgang Lehnigk-Emden, si intrufolarono in una casa sul Monte Carmignano, una collina situata nella valle del Volturno. Quel giorno, ben 22 povere vittime furono sacrificate. Vennero distrutte due intere famiglie, e la documentazione relativa a questa maledetta strage non ci dispensa dai dettagli. Trovarono la morte precisamente quattro uomini, sette donne, e undici bambini. Le vittime erano dei civili senza nessuna colpa, che furono uccisi solo perché si sospettava avessero aiutato le truppe anglo-americane. Le armi dei nazisti, ancora fumanti per i combattimenti dei giorni precedenti, stravolsero senza alcuna pietà le vite di poveri esseri umani innocenti. Una volta fatto scempio dei poveri malcapitati, i tedeschi assistettero allo scacco matto degli Americani, che il giorno dopo occuparono definitivamente Caiazzo. Accorsero molti giornalisti americani sul posto, con lo scopo di documentare la terribile strage che aveva avuto luogo poco prima.

Soldati americani stanziati sulla Linea Gustav

Primo fra tutti, si fece avanti il cronista William Stoneman, del Chigaco Daily News. Stoneman raggiunse Monte Carmignano, alla periferia di Caiazzo, e accertò che l’eccidio di cui aveva sentito parlare fosse la cruda realtà. Da quell’istante, l’americano raccontò di quanto aveva visto, e che alcuni tedeschi avevano battuto in ritirata verso il fronte di Cassino, dopo aver assassinato a sangue freddo donne e bambini, lasciando i corpi ammassati senza il minimo riguardo. Il giornalista dichiarò successivamente di non aver mai assistito a tanto orrore in tutta la sua vita.

Il lungo processo e la strada verso la giustizia

Purtroppo, assicurare gli spietati assassini alla legge fu tutt’altro che semplice. Stoneman cercò in tutti i modi di risalire a quale fosse il reparto tedesco incriminato. Qualche tempo dopo, gli americani catturarono un gruppo di soldati tedeschi, tra cui era presente il principale responsabile della strage di Caiazzo, Wolfgang Lehnigk-Emden. L’uomo fu accompagnato nel campo di prigionia di Aversa, e confessò di aver comandato la spedizione sul Monte Carmignano e di aver ordinato ai suoi soldati di uccidere i civili. Successivamente andò ad Algeri, per comparire dinanzi ad una Commissione d’inchiesta, ma nell’agosto del 1945 riuscì (non si sa come) a ritornare in Germania. In Italia i nomi dei colpevoli erano sconosciuti, e l’unico a sapere chi fossero era Stoneman, che conosceva perfettamente i risultati dell’inchiesta. Quando fu nominato assistente per i crimini di guerra del Segretario Generale delle Nazioni Unite, inserì il nome di Emden nella lista dei criminali di guerra.

Le vittime della strage di Caiazzo

Il 10 marzo 1949, l’irreprensibile cronista scrisse al ministro degli Esteri Carlo Sforza, per informarlo che un criminale di guerra, responsabile dell’eccidio di Caiazzo, era stato rimpatriato e non consegnato alla magistratura italiana. Per qualche motivo, però, il ministro degli Esteri non si preoccupò di rintracciare l’assassino, e la strage di Caiazzo rimase nel silenzio. La svolta ci fu alla fine degli anni ’80, quando un appassionato di storia, Joseph Agnone, mentre studiava la guerra sul Volturno, scoprì per caso a Washington il dossier sulla strage di Caiazzo. Prontamente Agnone spedì la documentazione alla magistratura italiana. Nel gennaio del 1991, la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere avviò un procedimento penale a carico dei responsabili della strage nazista di Caiazzo.

Contemporaneamente, anche in Germania fu portata avanti un’inchiesta, che portò all’arresto dell’ex ufficiale tedesco. Dopo molte peripezie (tra cui l’assoluzione del responsabile della strage, poiché il reato era caduto in prescrizione), giustizia è stata fatta. La Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere il 25 ottobre 1994, condannò all’ergastolo, in contumacia, l’ex tenente della Wehrmacht, Wolfgang Lehnigk-Emden e l’ex sergente Kurt Schuster.

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

La strage nazista di Caiazzo: un orrore quasi dimenticato ultima modifica: 2018-02-20T18:31:33+00:00 da Marcella Calascibetta

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