CURIOSITÀ PRODOTTI TIPICI E RICETTE

Rocchetta piange una perdita culinaria: il suo fantastico prosciutto

Prosciutto di Rocchetta a fette

Forse Feuerbach aveva ragione quando asseriva che l’uomo è ciò che mangia. La nostra storia, le nostre tradizioni, e la nostra intera cultura sono vivamente testimoniate anche dalla buona cucina. I prodotti tipici (anzi, speciali!) di ogni territorio conservano l’eco delle antiche prassi, dei profumi passati, delle atmosfere familiari. In alcuni casi questo retaggio è stato premiato e preservato, in altri purtroppo no: è lo sfortunato caso del prosciutto di Rocchetta, primizia ormai fuori produzione.

Una lunga e perduta storia, quella del prosciutto di Rocchetta

Il piccolo comune di Rocchetta e Croce, uno dei più piccoli del casertano, ha un patrimonio naturale e storico degno di nota. Con una popolazione di scarsi cinquecento abitanti, questo luogo dal fascino medievale cela ben più di questo. La frazione di Rocchetta, in particolare, è stata per diverso tempo sede di una produzione locale che oggi desterebbe sorpresa e curiosità. Non si sente più parlare del prosciutto di Rocchetta, un tempo simbolo di eccellenza, che ormai rappresenta solo un mero ricordo. In passato le modeste famiglie della zona vivevano dei doni che il duro lavoro e la clemenza della natura decidevano di elargire, poiché da sempre il territorio di Rocchetta si presta a questo genere di attività. Posto a cinquecento metri di altitudine, il comune si affaccia sulla piana campana, e gode di un’ottima esposizione al sole e ad un leggero e gradevole venticello.

Prosciutto di Rocchetta mentre viene tagliato

Il prosciutto di Rocchetta rappresenta un’eccellenza del territorio campano

Se però questa terra appare in epoca coeva dedita alla produzione di olio e formaggi, un tempo era conosciuta per il suo gustoso prosciutto. Era di ottima qualità, prodotto negli allevamenti di Pelatello Casertano. Sebbene sia stata notevolmente ridotta la sua produzione (fino a scomparire del tutto), bisogna considerare che per moltissimi anni questo bene culinario è stato davvero importante. Al tempo in cui il prosciutto di Rocchetta incarnava il fiore all’occhiello della città, fu proprio l’eccessiva richiesta a scontrarsi con la realtà dei fatti. I capi allevati non riuscivano a soddisfare i bisogni dei consumatori, e ciò fece virare le famiglie verso la lavorazione del maiale comune, molto più semplice da intraprendere. La Regione Campania lo decretò prodotto tradizionale, con la denominazione di Prosciutto di Rocchetta.

Un lavoro duro, ma che dà i suoi frutti!

Come ogni leccornia che si rispetti, anche il blasonato prosciutto di Rocchetta merita una particolare attenzione. Produrre una bontà del genere non è arte di tutti, per cui rigidi rituali da porre in essere sono necessari, nonché doverosi. Il procedimento per far si che il prosciutto di Rocchetta sia ottimo e saporito esige tempi lunghi e una considerevole perizia. Quando questo veniva prodotto copiosamente, venivano selezionate con cura le cosce dei maiali con almeno un anno di età. Ognuna di loro era salata con sale grosso per un periodo calcolato in base al proprio peso in chilogrammi. In seguito le cosce venivano poste in un luogo fresco e arieggiato. La parte della cotenna era quella destinata ad accogliere sugna e peperoncino, un composto realizzato per scoraggiare qualsiasi attacco da parte di insetti indesiderati. La tecnica della pressatura consentiva poi alla carne di formare un unico corpo.

Prosciutto di Rocchetta sulla pizza

Il prosciutto nelle ricette

Successivamente veniva posizionato nelle cantine, per iniziare la stagionatura (o l’affumicatura, per chi decideva di optare per questa operazione). Sembra quasi di percepire l’aroma e il sapore di questa prelibatezza della nostra terra, la cui lavorazione ormai rappresenta il frutto di una tradizione della quale troppo spesso ci si dimentica. Le memorie di chi ha avuto la fortuna di assaporarlo sono ancora vivide nella mente degli abitanti di Rocchetta. Non potremo più gustare il prosciutto di Rocchetta, è vero, ma possiamo ricordare quel tempo in cui i sapori genuini nascevano dal lavoro e dell’impegno degli allevatori. Un rilancio di quest’attività potrebbe costituire un nuovo punto di partenza per tutta la regione e, perché no, soddisfare i palati più esigenti con uno sguardo volto all’impiego delle moderne generazioni!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Rocchetta piange una perdita culinaria: il suo fantastico prosciutto ultima modifica: 2019-04-24T09:49:20+02:00 da Marcella Calascibetta

Commenti

To Top