ARTE

Il Moro di Venezia: Otello raccontato dal Teatro dell’Ovo

una foto di scena

Dopo il successo di Cyrano, di cui vi abbiamo raccontato qualche tempo fa, il Teatro dell’Ovo torna a calcare le tavole del palcoscenico con il Moro di Venezia. Raffaele Patti, oltre che nell’interpretare Iago, si è cimentato nella regia e nell’adattamento dal celebre Otello shakespiriano. Patti riconferma la sua maestria, facendo vivere l’inganno sulla scena. Non è solo con le parole di Shakespeare, infatti, che il suo Iago convince Otello: l’inganno si muove coi suoi passi, scorre sulla punta delle sue dita e brilla nel suo sguardo.

La luce e tutti gli attori della compagnia

È un attore in più, quindi, che assume un suo proprio corpo, esattamente come fa un altro elemento: la luce. Quest’ultima,  grazie al Direttore della Fotografia Gaetano Montebuglio, non è solo di contorno agli attori, ma qualcosa che coagisce con essi. La luce ad esempio vela alcune delle scene più intense e concitate, ma lo fa definendone i contorni e quindi, paradossalmente, enfatizzandone il senso.

la luce protagonista

L’ingenuità e l’amore incondizionato la fanno da padrona poi negli occhi delle donne. Sia in quelli di Emilia, interpretata da Fulvia Castellano, che in quelli di Desdemona, interpretata da Teresa Perretta. Ingenua la prima, che non capisce e non si domanda, fino all’ultimo, il perché di alcune richieste di suo marito. Incondizionatamente innamorata la seconda, che non potrebbe mai far nulla contro il suo amato Otello, e quindi proprio non riesce a capire cosa possa aver scatenato la sua ira. Quello stesso amato che aveva scelto con forza, facendosi simbolo di ribellione. Notevole l’iperbole di Fausto Bellone, nei panni appunto di Otello, che passa dall’equilibrio delle prime battute, ai violenti sentimenti all’apice del dramma.

Musica, scenografia e tutte le caratteristiche dell’Otello del Teatro dell’Ovo

L’occasione di porre zizzania tra i due amanti porta ovviamente il volto di Michele Cassio, interpretato da Riccardo Sergio.  Antonio De Filippo è Roderigo, colui che col suo amore per Desdemona da a Iago l’occasione di consumare la propria vendetta. Sul palco inoltre Paolo Nicolella nei panni del padre di Desdemona. Ai margini invece questa volta Gabriele Russo che, con Cecilia Scatola, ha introdotto il dramma. I due hanno traghettato il pubblico dal chiassoso ingresso a teatro al mondo inventato quanto reale dello spettacolo.

il gruppo di attori

La scenografia, scarna come era accaduto per Cyrano, è realizzata questa volta in ferro, utilizzato per creare un ponteggio che definisce un doppio piano d’azione. Il ponteggio è infatti la sede dell’intrigo, che poi si palesa e viene messo in atto al piano inferiore. Questo tipo di struttura è in parte ispirata al Globe Theatre, sede delle rappresentazioni shakespiriane, costruito in modo simile. I costumi sono contemporanei, in linea con la volontà di non confinare il dramma in un tempo lontano, ma di mostrarne l’attualità.

Raffaele Patti nei panni di Iago

L’intervista a Raffaele Patti

Dopo lo spettacolo abbiamo fatto due chiacchiere con il regista Raffaele Patti.  «Abbiamo raccontato i due lati di una sola medaglia» ci dice «le due facce di un unico personaggio». Iago e Otello sono infatti il male e il bene, ma anche il lato oscuro e quello positivo che convivono in ognuno di noi. Io non sono quel che sono, una battuta di Iago, è stata scelta non a caso come sottotitolo di questo adattamento.

I temi fondamentali, come ci dice Patti, sono due: innanzitutto il razzismo, la paura del diverso,  con la pelle scura ed un altro credo. Il secondo invece, altrettanto tristemente attuale, è quello del femminicidio. Il regista si sofferma a sottolineare come Shakespeare sia stato geniale a tal punto da raccontare dei temi che non soltanto sono ancora attuali, ma dal farlo in termini altrettanto attuali, criticando ancor vivi stereotipi e portando alla mente luoghi che sono oggi teatro dell’orrore.

l'omicidio di Desdemona

L’orrore dell’anima

È proprio dell’orrore, quello dell’anima però, che Shakespeare è stato, secondo Patti, il precursore. Il nostro interlocutore ci racconta infatti del timore iniziale delle possibili reazioni del pubblico giovanile, visto che Il Moro di Venezia è reduce da una tournée nelle scuole medie e superiori. I ragazzi invece hanno risposto molto bene, con un’intensa partecipazione. Questo perché hanno vissuto la violenza che si consumava sulla scena in maniera catartica e non passiva come quella che sono abituati a vedere sullo schermo. «Questo» commenta Patti «grazie anche alla profondità, la terza dimensione, e al qui ed ora del teatro».

Raffaele ci saluta raccontandoci delle scelte musicali che hanno accompagnato lo spettacolo. Come sempre la scelta è caduta su un trittico: un pezzo che apre, uno che racconta ed un altro che chiude. Quello di apertura è un brano dei Pink Floyd, che da la sensazione che qualcosa di sinistro stia per accadere. Il pezzo centrale è invece dei Radiohead, e quello finale dei Nirvana, Were did you sleep last night, «che sembrava scritto apposta», commenta il regista. Egli chiude affermando: «lo spettacolo inizia con un brano live e termina con un brano live perché il teatro è vivo».

 

Foto Gaetano Montebuglio

Mariarosaria Clemente

Autore: Mariarosaria Clemente

La mia passione è raccontare storie. Ho iniziato a scrivere da piccolissima, poco dopo è nato il mio amore per il cinema ed ho ricevuto la prima macchina fotografica. Parole e immagini, coltivo tutto ciò che mi aiuta a costruire mondi

Il Moro di Venezia: Otello raccontato dal Teatro dell’Ovo ultima modifica: 2018-04-11T19:16:55+00:00 da Mariarosaria Clemente

Commenti

To Top