MITI E LEGGENDE

La janara: una leggenda tutta campana

una leggenda della Campania: la Janara

Quante volte, nelle sere d’estate, con amici o parenti vi siete trattenuti fino a tardi raccontando storie o leggende capaci d’incutervi paura? Quante volte, avendole comunque più volte ascoltate, di notte vi siete coperti col lenzuolo fino al viso? Tutti abbiamo avuto la pelle d’oca nel sentire certi racconti. E tutti, a partire forse dall’infanzia, abbiamo avuto il terrore di nominare quella parola: la janara, una delle tante specie di strega presenti nelle leggende popolane. Creatura del folclore campano, nata da un mondo di superstizioni, la janara nasce a Benevento per poi divenire tipica anche delle altre province della Campania, tra cui Caserta.

L’origine della janara: la strega beneventana

Un termine singolare, quasi creato apposta per essere distinto dalla più generica figura della strega. La janara, infatti, era una donna con una vasta conoscenza dell’occulto, della magia, capace di lanciare malocchi e che, a differenza della strega, era una persona insospettabile. Sempre presente alle messe domenicali, capace di condurre la vita di una brava madre di famiglia. La notte, invece, emergeva la sua vera natura sinistra, carica di odio ed invidia.

La storia della Janara

Il nome janara ha una specifica etimologia nata inizialmente a Benevento. La janara infatti, non sarebbe altro che la rivisitazione volgare della Dianaria, sacerdotessa di Diana, dea della caccia ed associata all’elemento della Luna. A Benevento, infatti, in un’epoca di conversione al Cristianesimo, i ben pochi pagani rimasti continuarono a venerare divinità quali Ecate, dea della notte, dell’oscuro, e della negromanzia, e la stessa Diana. Dopo l’arrivo dei Longobardi, molti di questi pagani si unirono al culto barbaro che adorava una dea dalle fattezze della Vipera.
Da questo mix di credenze sembra quindi generarsi la figura della janara, capace di esercitare rituali, insieme alle sue simili, ai piedi di un antico Noce beneventano, sulle sponde del fiume Sabato. Leggenda narra, infatti, che tale posto fosse il luogo di ritrovo di ogni strega il venerdì, il sabato, e tutte le notti della luna piena. San Barbato, intollerante a tali facezie, fece tagliare l’antico Noce. Tuttavia, lo stesso albero sarebbe ricresciuto nel corso dei secoli, rimanendo sempre il luogo d’incontro delle streghe.

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L’altro significato che viene attribuito alla janara, è quello che deriva dal termine ianua, porta. Elemento che ritroviamo spesso nella rivisitazione casertana della storia.

La janara di Caserta

Ben presto, da Benevento, la credenza popolare si estese a quasi tutte le province della Campania, ognuna delle quali con particolarità tipiche. Di base, la janara era sempre quella donna insospettabile che conduceva una doppia vita. A Caserta la tradizione contadina era concorde col fatto che essa potesse infilarsi dappertutto: talvolta tramutandosi in vento, talvolta strisciando sotto le porte, come olio, compiendo ogni malefatta possibile al povero sventurato preso di mira. La porta (da cui, appunto ianua, janara) se ben protetta, avrebbe potuto tenerla lontana. Ma in che modo?

la versione casertanta della janara

Quante volte, entrando a casa di parenti o amici, o perfino vicino la nostra porta di casa, abbiamo trovato una piccola scopa? Usanza tramandata dai nostri nonni, sicuramente. Bene, questa stessa scopa – che deve essere rigorosamente di miglio – riusciva a distrarre la strega che, malata di aritmomania (la mania di numerare piccoli oggetti), avrebbe poi passato l’intera notte a contarne i rametti. Così come la piccola scopa, anche diversi sacchetti di sale, messi sempre fuori la porta, avrebbero attirato l’attenzione della malvagia, che si sarebbe messa a contare gli stessi chicchi. Piccoli escamotage per proteggersi dalle sue malefatte.
Chi aveva una stalla e degli animali era – purtroppo – maggiormente esposto. La janara infatti si nascondeva nelle stalle durante le notti, per poi cavalcare i cavalli fino allo sfinimento, ovvero fino alla morte. Inoltre, le criniere dei poveri animali presi di mira, venivano intrecciate ed impossibili da districare: un dispettoso segnale che la janara lasciava del proprio passaggio.

Altri piccoli rimedi

Ma cos’altro ci tramanda la tradizione folkloristica delle nostre terre? Addirittura tale entità malefica, con occhio attento e vigile, poteva essere riconosciuta e addirittura allontanata. Nelll’Alto Casertano vigeva spesso l’usanza di individuare la strega fuori la chiesa, alla fine dalla Messa.
La donna che, per ultima, usciva dall’edificio era da identificare come strega della notte precedente. Ciò veniva attribuito al fatto che tale donna amasse rimanere più tempo degli altri in Chiesa, per un atteggiamento inconsciamente dispettoso verso le forze del bene. Chiunque avesse avuto la presunzione di aver individuato una janara, trovandosi in sua presenza, avrebbe dovuto pronunciare la frase «Janara, oggi è Sabato»; tale dicitura avrebbe distolto la strega dal far visita alla famiglia di colui che muoveva l’accusa, ricordandole di raggiungere, essendo il sabato giorno di rituali, le altre streghe nei loro intimi punti di ritrovo.

I rimedi per proteggersi dalla janara

Processo ad una strega

In ultimo, chiunque fosse stato in grado di scovare la janara quando ancora trasparente (quindi in forma di vento o olio) sarebbe stato benedetto dalla stessa creatura. In pratica la strega, divenuta corporea nel momento in cui scoperta, prometteva di non toccare più la famiglia dell’interessato, fino alla settima generazione.

E se invece arrivava nella camera del malcapitato?

Ma cosa succedeva se non vi fossero stati scopettini, frasi magiche o eroi del momento ad ostacolarla? La janara strisciava fino al letto del malcapitato preso di mira dall’invidia e, ritornata nelle sue dimensioni umane, amava mettersi con tutto il suo corpo sul petto dello sfortunato, fino a soffocarlo.
Nel casertano, poi, esiste un’altra simpatica variante. In realtà la strega, giunta ai piedi del letto, non tornava nelle sue dimensioni umane bensì, tramite un incantesimo, s’infiltrava nei sogni del poveretto, creando incubi a quest’ultimo come essere rincorso da animali, malmenato e alla fine perfino ucciso. Un traumatico risveglio con qualche sorpresa: lividi nei punti esatti dove nel sogno avrebbe subito le percosse!

Paralisi Del Sonno

In ultimo segnaliamo un’altra variante, sempre casertana, della creatura. La janara non sembra essere una entità maligna appartenente esclusivamente al genere femminile. Si narra infatti che, chiunque fosse nato di sesso maschile, durante la notte di Natale, fosse destinato a diventare lo janaro. Di giorno un uomo qualunque, di notte portatore di male e sciagure, lividi o perfino morte.
Insomma, le janare fanno gola a tutti gli affamati di occulto e folklore, figlie di superstizione, di mostri creati dall’ignoranza e dalla paura di ciò che non si conosce. Basti pensare alla sensazione di soffocamento e paralisi, attribuita spesso alla malefatta della strega: per questa, oggi, esiste una valida spiegazione scientifica che sarebbe quella della paralisi ipnagogica. Ma il nostro inconscio non smetterà mai di farsi agitare dall’esistenza di una dimensione paranormale. Per cui, nel dubbio, meglio lasciare le nostre scope dietro la porta.

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Ps: sapevate che ad Aversa ci fu una delle poche condanne per stregonerie in Italia? Qui la storia della strega Martuccia.

Giulia Gelsomino

Autore: Giulia Gelsomino

Inseguitrice poco atletica di chimere, laureata in Giurisprudenza, leggo il mondo e scrivo baggianate per passione, mangio cioccolata e ingurgito serie tv. Nei miei rari contatti con la realtà, scatto foto e racconto della Caserta che amo.
In attesa di accalappiare la chimera giusta, sia chiaro.

La janara: una leggenda tutta campana ultima modifica: 2018-07-13T17:18:36+00:00 da Giulia Gelsomino

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