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ARTE CURIOSITÀ

Quando Paolo Villaggio portò la Reggia al cinema

Cinema - In gita con Sperelli

E noi… speriamo di cavarcela!

La storia d’amore tra il cinema e la Reggia di Caserta non è certo una novità. Ma tra le pellicole da noi menzionate, non vi abbiamo mai raccontato di uno dei film più iconici e rappresentativi del nostro territorio. Stiamo parlando di Io speriamo che me la cavo, opera firmata da Lina Wertmuller, premio Oscar ad honorem nel 2020. Le immagini proposte dalla regista sono ricche di convivialità grazie al maestro Sperelli, interpretato da Paolo Villaggio. Egli dà in consegna ai suoi scolari un tema sulle parabole e lo fa attraversando il lungo viale del Parco interno alla Reggia di Caserta. Tutto nasce dalla battuta di Aiello, il ragazzino ribelle, la pecorella smarrita. Il piccolo, accettando la proposta del maestro, gli dice in tutta sincerità: «Perché la scuola la schifo… ma a vuj no».

Il film: trama e regia

Il film commedia drammatico, uscito al cinema il 9 ottobre del 1992, prende spunto da un libro dal carattere epistolare, di Marcello D’Orta, edito nel 1990. Egli riporta le storie nate dalle penne di bambini vissuti in una realtà socio-economica alquanto difficile. Viene presentato alla Ulisse di Omero o di Joyce, nel film, come un pelìde prode nella veste di Marco Tullio Sperelli. Trapiantato per un errore ortografico a Corzano, piuttosto che Corsano in Liguria, si trova a fare i conti con il trasferimento al Sud. Scena cardine è l’incontro scontro che Sperelli ha con la preside, Isa Danieli, perennemente assente per maternità, in una frenetica attività che lede l’immagine dei lavoratori. Da qui la querelle che diverrà un crescendo di risate grazie alla complicità della 3B dell’Istituto Edmondo (Immondo per uno scolaro) De Amicis.

Cinema - Scena Del Film

La realtà è quella del lavoro minorile. I bambini, camminando verso la scuola con il maestro sul lungomare, riflettono sull’importanza della cultura come unico mezzo per riscattarsi. La scena richiama un altro capolavoro Ieri, oggi e domani (1963) di Vittorio De Sica. In questo caso i bambini, marciando come soldatini, intonano una canzone per annunciare, a Forcella, l’ennesima gravidanza di Adelina Sbaratti, Sofia Loren.

La Reggia al cinema: focus su alcune scene

Con l’intento di farvi evadere, vi invitiamo a riguardare alcune scene. La strada che Aiello percorre con il suo motorino Ciao, dopo aver rifiutato l’invito alla gita scolastica; alcuni degli appartamenti della Reggia, lo scalone interno con i due leoni, noto per molti film celeberrimi; il Parco con vasche e fontane come quella di Diana e Atteone, trasformato in cervo perché aveva osato osservare la Dea fare il bagno insieme alle sue compagne. Il Giardino Inglese del 1700, dalla bellezza inestimabile con varietà di piante rare provenienti da ogni parte del mondo.

Cinema - A pranzo con il maestro
Picnic alla Reggia con Paolo Villaggio

La scena si anima con i famosi bottari che allietano la gita dei fanciulli. Presi dall’euforia, cominciano a ballare e a divertirsi. Sperelli, dal prato del Parco Reale, invita caldamente i suoi alunni a rispettare l’ambiente, come un mantra da conservare nel tempo, più che un monito. Da qui la regola di non gettare carte per preservare un bene affidato al senso civico dei cittadini. I bambini, germoglio e fonte di vita per le generazioni future, rappresentano il lievito nuovo che si stacca dalla pasta madre. Villaggio, viene ricordato dagli attori che hanno lavorato con lui e dalla sua famiglia, come amante del buon cibo e della convivialità. Caratteristica che accomuna tutti i casertani di ieri e oggi, nel mondo.

Quando Paolo Villaggio portò la Reggia al cinema ultima modifica: 2020-04-29T10:00:39+02:00 da Anna Catone
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